Scola: le vocazioni? Frutto di una comunità educante


Le riunioni dell’arcivescovo coi decani, ovvero coi sacerdoti a capo dei decanati, i distretti in cui è suddivisa una Zona pastorale, sono da sempre tra i momenti più succosi della pastorale ordinaria dell’arcidiocesi di Milano, in cui, oltre a trasmettere delle direttive ai parroci, si aprono spazi di confidenza e dialogo spirituale.

Quella del 22 gennaio 2013 a Seveso assume un rilievo particolare, perché il card. Angelo Scola ha preso in mano tutto il dossier riguardante l’educazione alla Fede. A fronte di un enorme sforzo cartaceo, nei decenni precedenti, in tema di pastorale giovanile, l’arcivescovo ha spiegato che è richiesto semplicemente un cambiamento d’ottica, che passi dall’ansia per l’efficienza delle strutture all’attenzione verso le sfumature dell’animo del singolo. “Ora, si tratta di mettere in rilievo il soggetto evangelizzatore. Parliamo spesso di itinerari, di prospettive, di sussidi, ma non si mette in evidenza il soggetto personale e comunitario dell’evangelizzazione”.

Nuova gloria per il Triregno. Nuovo onore per Milano. Paolo VI presto beato.

Nella chiesa di S. Nicolao della Flue, parrocchia del decanato cittadino di viale Forlanini, il presbiterio è ornato da tre grandi lastre dorate, opera di Lello Scorzelli. Il trittico “simboleggia l’onore reso a Milano al primato pontificio di Paolo VI” (Le nuove chiese della diocesi di Milano 1945-1993, Vita e Pensiero, p. 207). Tre, infatti, dal XV sec. in poi, sono le corone che ornano la tiara del Papa, ad indicare i tre regni (Paradiso, terra, inferi) in cui Pietro ha il potere di legare e sciogliere (Matteo 16, 18).  

Giovanni Battista Montini (1897-1978), Papa Paolo VI (1963-78), fu amatissimo arcivescovo di Milano per 7 anni (1954-63), durante i quali compì numerose visite pastorali, protesse i boccioli dei grandi movimenti (come Comunione e Liberazione) e per la prima volta parlò della necessità di una nuova evangelizzazione dell’Occidente, avvertendo potentemente i segni della secolarizzazione. E’ rimasta memorabile la grande missione cittadina del 1957. Nacquero così gli spunti che caratterizzeranno il pontificato di Paolo  VI: missionarietà, adeguamento delle strutture ecclesiali alle nuove esigenze evangelizzatrici, confronto misericordioso, ma fermo nella dottrina, col mondo contemporaneo.

 

Papa Benedetto XVI, che nutre un grande affetto per l’antico predecessore, ha riconosciuto in dicembre le virtù eroiche di Paolo VI, che da ora in poi potrà essere chiamato venerabile. Per l’arcidiocesi di Milano è una grazia enorme, potendo contare già due arcivescovi beati nel XX sec.: Andrea Carlo Ferrari ed Ildefonso Schuster.

La libertà religiosa ai tempi dello spread e dell’Obamacare. Il discorso alla città 2012 del card. Scola

1700 anni non sono pochi quando si parla dell’anniversario della battaglia di Ponte Milvio (312 d.C.), che aprì all’imperatore Costantino la strada per Roma e ai cristiani di tutto l’Impero romano l’ora della libertà di religione. Eppure sembrano  passati invano, vista l’escalation anticristiana in certi continenti ed il laicismo imperante in Occidente.

L’arcidiocesi di Milano s’impegna con decisione nel ricordo dell’editto del 313. Il card. Angelo Scola offre nel discorso alla città del 6 dicembre una pietra miliare attorno al quale far ruotare tutte le iniziative commemorative, ma soprattutto l’azione presente. “Con l’Editto di Milano emergono”, infatti, “per la prima volta nella storia le due dimensioni che oggi chiamiamo “libertà religiosa” e “laicità dello Stato”.

Un esempio di applicazione virtuosa dei due principi secondo l’insegnamento della Chiesa viene proprio, per il card. Scola, dal massimo patrono milanese, S. Ambrogio, il quale “non esitò mai a richiamare i cristiani ad essere leali nei confronti dell’autorità civile, la quale, a sua volta – ecco il secondo insegnamento – doveva garantire ai cittadini libertà sul piano personale e sociale”. La storia successiva disattese, purtroppo, le indicazioni iniziali, e si dibatté tra cesaropapismo, Stati confessionali, utopie teocratiche radicali (es. la comune degli anabattisti di Munster) ed, infine, laicismo ed ateismo di Stato.

A Natale (non) siamo tutti più buoni(sti). Scola detta le regole delle prossime elezioni

L’Avvento ambrosiano ferve, ma la crisi politica del nostro Paese fa altrettanti progressi. Mentre si consumano le primarie del PD e quelle del PDL vengono (forse) archiviate, l’arcivescovo di Milano, coinvolgendo tutto il collegio dei vescovi ausiliari della metropoli, detta poche, ma lucidissime regole ad uso dei cattolici che pensassero di candidarsi alle future elezioni di primavera, che in Lombardia saranno sia nazionali che regionali.

Sono un numero esiguo, ma proprio per questo le regole targate card. Scola appaiono più incisive. Rappresentano inoltre la fuoriuscita della Curia di Milano da una fase storica in cui a parlare erano sacerdoti o monsignori con dichiarate simpatie politiche, che prevalevano su eventuali dichiarazioni più equanimi dell’arcivescovo.