
La Provvidenza vuole che proprio mentre si fa la conta delle vocazioni sacerdotali e religiose nell’arcidiocesi milanese giunga a maturazione il processo diocesano per la beatificazione di fra Jean Thierry Ebogo (1982-2006), novizio carmelitano venuto a morire proprio in terra ambrosiana.
Per tanti non è la prima volta che si sottopongono all’austero rito della presa di possesso canonica di una comunità, ma tra i 43 sacerdoti che affollano, la mattina del 9 settembre, la cappella arcivescovile per il giuramento nelle mani del card. Angelo Scola l’emozione è comunque palpabile. Per tutti è il momento di muovere i primi passi verso realtà che conoscono ancora poco. Presto quei nomi astrusi di paesi diverranno per loro la concretezza di un altare e di un popolo radunato attorno ad esso. Perno della comunione ecclesiale è la fedeltà all’arcivescovo, che ammonisce: “La comunione presbiterale deve diventare sempre di più l’oggetto della nostra tensione interiore, ciò a cui la nostra mente, i nostri affetti e la nostra energia devono tendere costantemente. Non c’è più spazio per fare il prete in solitaria”. Il sacerdote cattolico non è mai stato un essere decontestualizzato, slegato dai superiori e dai confratelli, ma la situazione pastorale di questi anni lo spinge maggiormente a ricercare l’interazione.
Giusto la mattina precedente il Duomo si era riempito delle voci dei chierici che compivano la vestizione. Nelle parrocchie circolano già le immagini dei 15 diaconi che a giugno diventeranno sacerdoti. Non si insediano solo i nuovi parroci, ma sono i giorni in cui comincia anche il ministero di tante figure chiave incontrate nei mesi scorsi. Don Michele Di Tolve, per esempio, presiede le prime riunioni come nuovo rettore del Seminario. Mons. Paolo Martinelli OFM succede a mons. Ambrogio Piantanida quale vicario per la vita consacrata.
Padre Martinelli entra in carica proprio in una fase di nuova soppressione, per mancanza di vocazioni, di diversi “conventini” sparsi per l’arcidiocesi milanese. Una delle ultime lettere indirizzate a mons. Plantanida avvisava del ritiro, da parte della superiora delle canossiane madre Marilena Pagiato, delle suore che storicamente animavano gli oratori di Cassina de’ Pecchi, conosciute ed apprezzate da don Di Tolve quando era vice-parroco.
Cade proprio in questo contesto la chiusura del processo diocesano del servo di Dio Jean Thierry Ebogo (1982-2006), nativo del Camerun. Egli sentì la vocazione religiosa in Africa, ma poco dopo essere entrato nel noviziato teresiano fu colpito da un tumore ed i superiori lo mandarono a Concesa (MI) per essere curato meglio. La morte lo colse proprio negli ospedali milanesi ed i funerali si tennero a Legnano. Un figlio d’Africa ambrosiano d’adozione, che ricorda ai nativi il primato di Dio. “Noi stiamo vivendo (…) un momento di grande cambiamento, che sta segnando la vita di ciascuno di noi e sembra che l’invito del salmista, “fino a quando?” possa diventare l’espressione di ciò che urge nel nostro cuore, (…) vedendo ciò su cui l’uomo europeo ha fondato per tanti secoli la propria esistenza vacillare”, dice il card. Scola riferendosi alla globalità dei drammi contemporanei, dalle persecuzioni alla crisi economica. “Ebbene, in questo mondo nasce questo fiore che è Jean Thierry (…) e fa dire a noi cristiani che la fede domandata ogni giorno e vissuta fedelmente dentro la Chiesa (…) è la risorsa n.1 per uscire da questi tempi di fatica”.
Michele Brambilla






