
di Michele Brambilla
Il 2 ottobre mons. Mario Delpini e l’abate di S. Ambrogio, mons. Carlo Faccendini, possono annunciare al mondo che le reliquie venerate da secoli nella cripta della basilica sono esattamente quelle del patrono e dei martiri Gervaso e Protaso. Lo attesta un’accurata ricognizione scientifica degli scheletri dei tre Santi, compiuta dal CentroLABANOF dell’Università Statale di Milano.
Lo scheletro di Ambrogio presenta infatti una frattura della clavicola destra, causata da una brutta caduta giovanile, che procurava al Santo forti dolori, dei quali si lamentava spesso nell’epistolario indirizzato alla sorella S. Marcellina. L’esame radiologico e anatomico dimostra pure che il celebre ritratto presente nel sacello di S. Vittore in Ciel d’Oro è effettivamente il più fedele.
Gervaso e Protaso erano davvero fratelli gemelli, erano alti 1,80 m, e subirono il martirio, l’uno per decapitazione, l’altro tramite colpi sferrati più in basso, che hanno lasciato tracce nella cassa toracica. Si è scoperto inoltre che Protaso stava sviluppando i sintomi della tubercolosi.
Scrive mons. Delpini, complimentandosi con gli studiosi: “(…) desidero partecipare almeno con queste poche parole per dire l’apprezzamento per il lavoro compiuto e il significato di questo lavoro per la nostra comunità cristiana”. Questa ricerca “(…) è un esercizio significativo di alleanza tra scienza/scienze e comunità cristiana”, che ora ha la certezza di stare venerando i corpi “giusti”. La dimensione storica del Cristianesimo esce di nuovo rafforzata e si conferma “(…) imprescindibile”. La Tradizione non è data alla Chiesa perché in essa si crogiuoli, ma per avere anche “(…) la consapevolezza di una costante e necessaria evoluzione, per lasciarsi ancora e sempre interrogare dalle vicende degli uomini”.
Le reliquie verranno solennemente ricollocate nella grande teca ottocentesca il 30 ottobre, contemporaneamente ad un convegno celebrativo. La festa di S. Ambrogio, il successivo 7 dicembre, avrà inevitabilmente un tono ancora più gioioso. In un certo senso nel 2018 la Milano cattolica riscatta gli affronti subiti nel 1874, quando una velenosa interpellanza parlamentare dell’ateo Felice Cavallotti (1842-98), ovvero lo stesso figuro che nel 1881 avrebbe tentato di gettare il feretro del beato Pio IX nel Tevere, diffuse sui giornali la falsa notizia del ritrovamento di altre spoglie dei SS. Gervaso e Protaso a Piacenza e obbligò il prefetto a vietare qualsiasi manifestazione pubblica riguardante il centenario dell’elezione di S. Ambrogio all’episcopato (374).
A nulla valsero le proteste dell’allora arcivescovo mons. Luigi Nazari di Calabiana (1867-93), benché fosse senatore del Regno d’Italia. I cattolici milanesi furono costretti a portare in processione le reliquie dei loro patroni di notte, ma il laicismo subì già in quei frangenti una cocente sconfitta: alle prime note del Te Deum, cantato per le strade, le finestre di Milano si riempirono istantaneamente di drappi e lumini, come quando, nel 386, lo stesso Ambrogio collocò proprio le salme di Gervaso e Protaso nel sepolcro che 11 anni dopo sarebbe divenuto anche il suo.






