L’uomo nel bene e nel male. L’arcivescovo, la memoria di Pio XII e l’era tecnocratica
di Michele Brambilla
In vista della Giornata della Memoria, il 12 gennaio è presentato a Milano, alla presenza, tra gli altri, di mons. Mario Delpini, dello storico dell’Università Cattolica Agostino Giovagnoli e della sopravvissuta Liliana Segre il volume La guerra del silenzio. Pio XII, il nazismo, gli ebrei (Editori Laterza) dello storico Andrea Riccardi, che nel 2000 si era già occupato dei martiri del Novecento ne Il secolo del martirio. Stavolta l’autore prende di petto, dopo 45 anni di scavo nell’Archivio Segreto Vaticano, la questione molto dibattuta dell’interpretazione che la Santa Sede diede della Shoah “a caldo”, ad eventi in corso. La tesi è chiaroscurale: pur riconoscendo ancora una volta la grande opera di carità messa in campo dalla Chiesa e rifiutando con fermezza l’etichetta di “Papa di Hitler”, Riccardi imputa a Papa Pacelli e ai suoi collaboratori un eccesso di prudenza, dovuto sia al timore che la Germania potesse vincere la guerra, sia ad una sottovalutazione delle denuncie di quanto stava avvenendo nei lager nazisti. Non solo: il libro arriva ad aggiungere un’altra imputazione a Pio XII: aver taciuto anche sui pogrom postbellici per convenienza anticomunista.
E qui, a parere dello scrivente, si trova il punto debole dell’immane opera storiografica, ovvero la sottovalutazione del comunismo come secondo volto (reale) del male assoluto e l’obbiettivo dichiarato, come è abituale negli ambienti cattolico-democratici, di creare parallelismi impropri tra il nazi-fascismo e i tentativi attuali di recuperare un’identità solida, magari religiosamente connotata, senza per questo degenerare nel razzismo o nell’antisemitismo. Inaccettabile, poi, dire, come Ferruccio De Bortoli, che tutto questo rappresenti la «sconfitta del cristianesimo» come fattore di moralità: la tesi ignora completamente il processo rivoluzionario in corso dal Cinquecento, che ha inciso enormemente sulla ricezione del messaggio cristiano da parte dei contemporanei dell’Olocausto.
Liliana Segre, invece, porta una sua testimonianza personale, che fa intuire la nobiltà dei sentimenti di Pio XII e la profondità del suo tormento interiore. Dopo la liberazione, la giovane Liliana fu infatti ricevuta in udienza dal Pontefice e «quando ho iniziato a parlare della Shoah e ora che ho deciso di denunciare chi mi minaccia, ho scelto. Credo che anche il Papa dovesse fare una scelta, anche perché il suo tormento era visibile. Ricordo che alla fine dell’udienza – eravamo tutti inginocchiati – mi disse: “Alzati, davanti a te mi devo inginocchiare io”».
L’arcivescovo coglie il lato drammatico dello scontro: «mi pare che di fronte al dramma di cui si parla, capire non significhi solo raccogliere dati o ricostruire profili di persone, ma riuscire a comprendere l’enigma terrificante che travolge ogni possibilità di comprensione. Comprendere la storia significa anche restare smarriti pensando a persone operose destinate a vivere e ad avere una missione, gettate nel vortice incontrollabile di una follia che le travolse».
La soluzione non è, però, gettarsi a capofitto nel nichilismo. Visitando l’11 gennaio il Museo della Scienza e della tecnica a Milano, mons. Delpini formula una preghiera: «da dove vieni, uomo inquieto, potente e fragile, sapiente e smarrito, buono e terribile? Che cosa sei capace di fare, abile e impacciato, creativo e ripetitivo, capace di stupore e malato di indifferenza? Vengo da un sogno, sono mosso da un desiderio, troverò poi un senso?». Il senso è ancora una volta Cristo, il Mistero del Dio incarnato, che vince il male con la croce. La Chiesa non è, non è mai stato un soggetto passivo, ma ha sempre cercato di vincere il male con le armi del bene, deboli al confronto dei cannoni, ma destinate a rimanere in eterno. Come scrisse Charles Peguy (1873-1914), di cui si commemorano quest’anno i 150 anni dalla nascita, è l’eterna lotta tra la stirpe dell’aratro e quella dei saccheggiatori. A vincere è sempre chi prepara il terreno, anche in quest’era tecnocratica che perpetua gli errori antropocentrici del Novecento.
Lunedì, 16 gennaio 2022






