Le dita di Benedetto XVI non toccano più l’amato pianoforte, ma tutti possiamo seguire la sua partitura, cioè il Magistero, se desideriamo ricostruire una civiltà cristiana
di Michele Brambilla
Il 26 gennaio mons. Mario Delpini presiede in S. Ambrogio una Messa di suffragio per Benedetto XVI, invitandovi tutti coloro che hanno vissuto in prima persona l’Incontro mondiale delle famiglie del 2012. «Siamo qui raccolti in preghiera per il suffragio e la riconoscenza verso Benedetto XVI, perché continui a parlarci come amici per dire le parole essenziali della fede, dell’amore per la verità, della comunione con Papa Francesco e con tutta la Chiesa», spiega l’arcivescovo, che nell’omelia cita la Bibbia: «Il nostro uomo esteriore si va disfacendo. Il decadimento della vecchiaia ha per ciascuno prove diverse e motivi di particolare tristezza. Per un uomo che ha amato lo studio e ne ha fatto per anni la sua passione e la sua missione, il confondersi della vista rappresenta una dura prova». Papa Ratzinger, però, ha compreso che «i libri si rivelano per quello che sono, persone vive che hanno scritto per condividere pensieri, domande, esperienze e così gli occhi che non possono vedere riconoscono le presenze amiche con cui la confidenza diventa più intima e la comprensione del pensiero diventa più luminosa». Il suo pensiero, in effetti, non ha mai perso di freschezza e lucidità di fronte alle grandi domande del nostro tempo.
«Che cosa succede del pianoforte che le mani non possono più suonare? Ecco: la musica prodotta dalle agili mani dei musicisti, riprodotta con perfezione dalla tecnologia contemporanea accompagna con una inedita e inimmaginabile armonia. I grandi musicisti tedeschi si incantano ad ascoltare la musica dei mondi e il concerto degli angeli, anche quando l’udito si indebolisce e si confonde», dice mons. Delpini immaginando i pensieri degli spartiti rimasti sul leggio del pianoforte del Papa emerito. «Forse non c’è immagine più suggestiva di quella che dipinge la gloria di Dio come un coro di angeli che allieta la comunione dei santi e Benedetto XVI, mentre l’uomo esteriore si andava disfacendo, ha sperimentato l’intima gioia dei cori angelici», invocati ad ogni Messa celebrata in vita.
Mons. Delpini si chiede «che cosa succede del servizio alla Chiesa, alla Chiesa tedesca, alla Chiesa romana, alla Chiesa cattolica, quando si interrompono le responsabilità, quando giungono soltanto le notizie e le chiacchiere, le critiche e le nostalgie? Ecco: la fede non fissa lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne», dice l’arcivescovo, «e l’umile servo che si è estenuato nella dedizione alla vigna del Signore si consegna all’intercessione e nella preghiera contempla l’invisibile, la Chiesa dei piccoli che amano e pregano e si rallegrano del dono di essere figli di Dio. E continua la preghiera perché si compia la volontà del Padre».
Allora «la nostra preghiera stabilisce in questa celebrazione una particolare intimità spirituale con Benedetto XVI e vorrebbe essere un modo per lasciarsi condurre dal suo invecchiare e morire a contemplare con lui le cose invisibili allo sguardo superficiale per lasciarsi illuminare da qualche riflesso della quantità smisurata ed eterna della gloria e così vivere la tradizione come la compagnia dei santi amici», sul cui esempio si può costruire la civiltà dell’Amore.
Lunedì, 30 gennaio 2023






