In un’epoca in cui, nel generale appiattimento dei cattolici sulla concezione laicista della società, essi difendono persino il reddito di cittadinanza, mons. Delpini ricorda a tutti che, per l’autentica dottrina sociale della Chiesa, l’elemosina non basta
di Michele Brambilla
Come spiegato più volte in queste pagine, i cattolici italiani, e in special modo quelli ambrosiani, scontano da tempo una certa sudditanza alla mentalità laicista egemone, di cui replicano i temi e i toni senza alcuna originalità di pensiero. La riforma del cosiddetto “reddito di cittadinanza” grillino varata dal governo Meloni sta suscitando malumori in alcuni ambienti e organismi vicini al cattolicesimo “democratico”. Qualcuno ritiene, infatti, erroneamente che il reddito ideato dal Movimento 5 Stelle sia un provvedimento armonizzabile con la concezione cattolica della carità e che debba essere difeso dai tentativi di restringerne l’utenza. L’autentica dottrina sociale della Chiesa, però, non ha mai avvallato l’assistenzialismo.
Mons. Mario Delpini, presentando il 3 maggio un protocollo d’intesa tra Consulenti del lavoro, INPS e Caritas Ambrosiana, ribadisce che «tutti abbiamo da guadagnare nel fare sinergia, soprattutto in questo contesto che, permettendo alla persona di avere un lavoro, le offre, insieme, dignità».
Prendendo le distanze da certe interpretazioni semplicistiche dei moniti della Scrittura, mons. Delpini dice che «nel Vangelo Gesù offre la sua benedizione a chi dà da mangiare agli affamati, da bere agli assetati e veste chi non ha niente, ma forse oggi si può aggiungere a questi “benedetti del Padre mio”, coloro che danno un lavoro a chi è disoccupato», dato che «nel contesto attuale, più del pane è importante dare modo di guadagnarselo o di procurarsi i vestiti, perché questo aiuta ciascuno a essere consapevole delle proprie risorse e capacità, con rispetto per la propria dignità; altrimenti, in chi è senza lavoro, si insinua la sindrome di essere uno scarto della società». Una sindrome che può indurre il povero ad adagiarsi sulle misure di assistenza di cui è beneficiario, senza portare alcun contributo alla società.
Quella di mons. Delpini non è, quindi, una correzione delle parole del Signore, ma la loro esegesi completa. L’arcivescovo rivendica con orgoglio anche un grande successo dell’arcidiocesi ambrosiana. «Il Fondo Diamo Lavoro, nato 15 anni fa come Fondo Famiglia Lavoro per dare un supporto a famiglie in cui, magari, entrambi i coniugi erano rimasti disoccupati, con il tempo si è evoluto: oggi il Fondo è intitolato “Diamo lavoro”, indicando un aiuto per ripartire», perché è proprio quando il povero si risolleva che si può parlare di “missione compiuta”. «La Chiesa non intende», infatti, «la carità come un’elemosina, ma come un accompagnamento di promozione della persona, perché diventi protagonista della propria vita. Per questo ci interfacciamo con i Consulenti del lavoro e con l’Inps. La Caritas non è qui a chiedere la carità, ma a domandare un’alleanza perché si possa ripartire», insiste.
Lunedì, 8 maggio 2023






