Il convegno della Festa dei Fiori 2023 certifica il vistoso calo dei seminaristi nel Seminario diocesano, ma l’arcivescovo scrive una bella lettera ai presbiteri ambrosiani in cui li loda per la testimonianza che continuano a portare al mondo
di Michele Brambilla
La Festa dei Fiori 2023 (9 maggio) si concentra sul calo delle vocazioni sacerdotali e presenta uno studio, da pubblicarsi sulla rivista teologica La Scuola Cattolica (edita dal Seminario Arcivescovile di Milano), che delinea un quadro statistico abbastanza preoccupante. Da qui al 2040 ci saranno in media 12 ordinazioni presbiterali l’anno, molto al di sotto del tasso di sostituzione necessario a coprire tutte le parrocchie del territorio ambrosiano.
Il relatore del convegno che fa da contorno alla presentazione dei candidati al sacerdozio 2023, don Paolo Brambilla, osserva che «i dati sono evidenti – spiega don Brambilla -, tuttavia ci aspettavamo anche di peggio, considerando i trend di altre diocesi del Centro Europa, dove il numero dei sacerdoti cala in maniera molto maggiore che nella nostra». La Lombardia, con i suoi oratori, il suo folto associazionismo cattolico e un tessuto sociale che “tiene”, nonostante le crescenti difficoltà, rimane un terreno fertile per le vocazioni, ma bisogna cambiare il modo di coltivarle, come insiste a dire mons. Mario Delpini, che dall’ambone della basilica del Seminario detta una “lettera aperta” ai sacerdoti.
L’arcivescovo non vuole sottolineare i problemi, ma anzitutto lodare e ringraziare il suo presbiterio per il ministero diuturno che continua a dispiegare a favore del popolo cattolico. «Desidero ringraziare per il vostro ministero e per la vostra vita dedicata» a Dio e ai fratelli, spiega mons. Delpini, perché «dicono che siete preti normali di tutte le età, preti che esercitano ogni tipo di ministero, preti che sono in ogni parte della nostra diocesi. Mi dicono che vivete anni pieni di vigore in salute e anche anni di stanchezza, di malattia, gravati dal peso degli anni. Mi dicono che una cosa vi caratterizza: siete preti contenti di essere preti».
«Alcuni ritengono che la notizia sia una delle fake news che circolano sui social, altri dicono che sia uno slogan per una campagna di propaganda organizzata al fine di reclutare personale per un’istituzione come la Diocesi di Milano che lamenta molti posti vuoti. Pensano che sia impossibile essere preti ed essere contenti», perché agli occhi mondani significa essere «condannati alla solitudine, gravati da impegni che non lasciano respiro, circondati da un clima di indifferenza, se non proprio di sistematico sospetto di disprezzo». Però «informatori affidabili mi dicono che siete preti contenti, che ogni sera si può ascoltare in ogni parte della Diocesi l’innalzarsi di un cantico stupefacente di cui il mondo intero si sorprende: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore”».
Molte cose della pastorale ordinaria attuale possono essere riviste, e l’arcivescovo non nasconde che una riforma sia necessaria, ma individua il motivo nella gioia non tanto nella piena realizzazione di se stessi o nella popolarità ottenuta presso il proprio popolo, aspetti certamente rilevanti nel sostenere il ministero di un sacerdote, quanto nella stessa condizione sacerdotale. Si è preti perché conquistati da Cristo, ed è a Lui che si deve imprescindibilmente guardare.
Lunedì, 15 maggio 2023






