Caravaggio santuario regionale, il Giubileo di san Antonio Maria Zaccaria e l’oratorio estivo
di Michele Brambilla
Il 26 maggio, giorno dell’apparizione di Caravaggio, il grande santuario bergamasco (nella diocesi di Cremona) è elevato, nel corso di un solenne pontificale presieduto da mons. Mario Delpini, a santuario regionale lombardo. Già adesso è meta di due milioni di pellegrini l’anno: la nuova qualifica non farà altro che ampliarne le potenzialità ricettive e l’attrazione, perché effettivamente «san Carlo volle questo Santuario come punto di riferimento al centro della regione. Siamo un popolo che si raduna intorno a Maria», conferma il vescovo ospitante, mons. Antonio Napolioni.
Come spiega mons. Delpini nell’omelia, riassumendo tutti gli elementi tipici di un pellegrinaggio, «sì, è una forma di devozione opportuna quella che chiede di fare penitenza per la conversione dei peccatori; sì, è una forma di devozione che edifica quella che raggiunge il santuario per un lungo faticoso cammino, sulla cima del monte; sì, è una forma di devozione che illumina il cammino della fede quella che insegna lunghe preghiere, sì, è una bella devozione quella che incoraggia generose offerte per la carità, sì, è una devozione che commuove quella che invita a contemplare il dolore, il cuore trafitto della Madre, le lacrime e il sangue che Maria ha versato per partecipare alle lacrime e al sangue dei suoi figli».
Di fronte alla venerata immagine della Madonna «vogliamo compiere un atto di devozione facile, quella che possono praticare tutti: quello che possono correre e saltare e quelli che camminano adagio adagio e quelli che non camminano per niente e non possono fare gradini. Veniamo a compiere un atto di devozione facile, quella che si può praticare quando c’è il sole e quando piove. Veniamo a incontrare Maria, la donna semplice di Nazaret che ci ospiti senza dirci qualche cosa da fare, ma inviti piuttosto a non fare niente, a fermarsi, tranquilli, per un momento: perché la gente ha già troppe cose da fare», prosegue l’arcivescovo invitando ancora una volta il suo clero ad una vita più contemplativa.
In proposito, proprio quest’anno a Milano si celebra il Giubileo di sant’Antonio Maria Zaccaria (1502-39), fondatore dell’ordine dei barnabiti, che prende il nome proprio dal santuario (la chiesa dei SS. Paolo e Barnaba) in cui il santo è sepolto, a pochi passi dal Duomo e accanto ad una scuola paritaria retta dai suoi religiosi. Sono anche 125 anni dalla sua canonizzazione. Nella sede scolastica vicino alla clinica Mangiagalli si tiene, la mattina del 27 maggio, un convegno con mons. Aldo Cerrato, vescovo di Ivrea, e l’ambrosiano mons. Marco Navoni, in attesa della celebrazione eucaristica, presieduta ancora una volta, in serata, da mons. Delpini.
La fede dei semplici, in terra ambrosiana, si esprime anche nel caleidoscopio degli oratori estivi. L’arcivescovo, la sera del 26 maggio, presiede il grande raduno degli animatori in piazza Duomo. Ad essi ripete il monito contemplativo dell’entrare «nella preghiera. Trasformiamo questa piazza in un luogo in cui si trova una comunità di credenti. Trasformiamo questa festa in un momento in cui si ringrazia per la gioia di Dio». Nell’omelia mons. Delpini insiste: «Nella confusione, una rivelazione». Il Signore mette ordine guidando i giovani davanti ai cancelli dei propri oratori, dove serviranno i piccoli come Lui ha fatto con tutti noi, scoprendo capacità che accomunano, potenzialmente, tutti gli esseri umani.
Lunedì, 29 maggio 2023






