L’arcidiocesi di Milano è la prima a presentare pubblicamente il bilancio delle spese per le attività pastorali. Anche questo è un segno di attenzione nei confronti del suo popolo, un popolo che va continuamente richiamato al suo compito missionario
di Michele Brambilla
La mattina del 31 maggio la Curia ambrosiana presenta il suo primo Bilancio di missione. Si tratta di un documento nel quale l’arcidiocesi rendiconta ai propri stessi fedeli le spese che rendono possibili le attività pastorali. Come spiega il Moderatore della Curia, mons. Bruno Marinoni, «lo sforzo fatto in questo documento è quello di rendere trasparenti e comprensibili a tutti le dinamiche attraverso cui la Diocesi assolve ai propri compiti: anzitutto ai cristiani che vivono sul territorio e a coloro che operano negli enti descritti, ma più ampiamente all’insieme dell’opinione pubblica», che sui fatti di Chiesa viene informata in maniera sempre più pedestre e tendenziosa, specie se si parla di denaro.
Mons. Mario Delpini, presente all’incontro, sostiene che dietro il Bilancio ci sia anche una concreta esperienza spirituale, ovvero che «ha richiesto competenza per elaborare con precisione i dati e proporli alla lettura in modo che siano comprensibili come un messaggio, piuttosto che come tabelle di cui importa solo il numero finale. Il Bilancio di missione invita», infatti, «a considerare la bellezza e i limiti della Chiesa che amiamo; suscita ammirazione per l’immenso bene che si compie; invita ciascuno e ciascuna comunità a porre domande e a interrogarsi sulle proprie responsabilità», come ha detto anche la sera prima a Cassina de’ Pecchi, festeggiando il 50° anniversario della posa della prima pietra della chiesa parrocchiale di S. Maria Ausiliatrice (1973). Gli anni Settanta erano «tempi difficili», riconosce lo stesso arcivescovo, ma neppure allora la Chiesa decise di demordere e anche oggi, quando i cattolici «vivono con la persuasione di non essere attraenti», il Signore ci viene incontro, «la vecchia Elisabetta, che riteneva di essere ormai una donna vecchia e inutile, sente un sussulto di gioia» perché viene a visitarla Maria, la Madre del Redentore. «Ciò che rende bella la Chiesa è l’essere amata dal Signore», soggiunge l’arcivescovo nell’omelia, ripetuta con poche variazioni nel santuario mariano di Montevecchia.
Allora diventa possibile persino il martirio. La sera del 1 giugno mons. Delpini si reca a Cucciago per commemorare i 13 anni dalla morte di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, assassinato dal suo autista musulmano. L’arcivescovo rende onore ad un confratello determinato, che diceva sempre, pensando ai pochi cristiani della Turchia: «Non bisogna mollare per non perdere l’ultima chiesa rimasta». Nell’omelia mons. Delpini evidenzia che «il tema della presenza dei cristiani in Medio Oriente diventa sempre più drammatico, ma nonostante le condizioni sembrino inospitali, rimaniamo», perché in quelle terre la Chiesa è nata e ha definito (Nicea, Costantinopoli, Calcedonia) il suo Credo. «La presenza della Chiesa in paesi come la Turchia non è gloriosa né clamorosa, non si impone con la sua potenza, ma è un piccolo seme che si deve difendere, perché ci sia ancora speranza per l’umanità», che altrimenti si sentirebbe condannata ad essere fagocitata dai prepotenti. Ai ragazzi della parrocchia di Cucciago l’arcivescovo augura «di seguire la loro vocazione, prendendo esempio dalla fede delle persone che qui, nella terra di sant’Arialdo», diacono martirizzato nell’XI secolo perché fedele al Papa durante la lotta per le investiture con gli imperatori Svevi, «hanno portato avanti la storia della nostra Chiesa».
Lunedì, 5 giugno 2023






