Le ordinazioni del 10 giugno confermano la validità educativa delle GMG anche in chiave di rilancio missionario della pastorale
di Michele Brambilla
Ad agosto si celebrerà a Lisbona una nuova Giornata Mondiale della Gioventù. Le ordinazioni sacerdotali che avvengono nel Duomo di Milano la mattina del 10 giugno certificano la validità delle GMG come strumento di apostolato e come fattore di rinnovamento dell’intera pastorale della Chiesa, dato che gran parte delle vocazioni ambrosiane che ricevono il sigillo del Sacramento dell’Ordine nella cattedrale milanese provengono da quell’esperienza.
L’omelia di mons. Mario Delpini non poteva, quindi, che essere profondamente missionaria. «Certo sarebbe bello che una moltitudine fosse disponibile a percorrere la terra per lodare Dio e dire: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama. E invece di una moltitudine si fa avanti ora un piccolo gruppo di uomini lieti e disponibili per farsi messaggeri di pace». Gli ordinandi sono, infatti, solo tre in più rispetto al gruppo dei Dodici, tuttavia quei Dodici hanno raggiunto ogni angolo del mondo allora conosciuto.
La Chiesa, umanamente parlando, desidererebbe che la potenza di Dio si rendesse visibile e «sarebbe bello che i messaggeri di pace cantassero la lode di Dio e la parola della pace a una sola voce, con una armonia perfetta, concordi nella voce, nel pensiero, nel sentire», ma sappiamo bene che il corpo ecclesiale non è esente dalle polemiche interne. «In realtà, però, noi oggi non celebriamo una sorta di reclutamento di truppe speciali per una qualche missione di resistenza al male e di costruzione della pace», dice l’arcivescovo, ma «noi celebriamo le ordinazioni presbiterali, cioè il dono dello Spirito che consacra questi uomini perché siano associati alla missione di Gesù, con lo stile di Gesù, con la forza e la sapienza che vengono dall’alto, così diverse dalla sapienza e dalla potenza che viene dalla terra».
Lo stesso Gesù si presenta in un modo che scandalizza i benpensanti, dato che entra nel mondo come bambino. «Il Salvatore che porta la pace e la gioia per tutto il popolo è un bambino, avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. Egli è la nostra pace: grazie a lui, per mezzo della sua carne crocifissa, i popoli sono stati riconciliati e coloro che erano lontani, divisi tra loro, stranieri, esclusi dalla cittadinanza nel popolo di Dio, sono diventati vicini, familiari, di Dio, hanno ricevuto l’annuncio della pace. Non dimenticatevi mai del bambino. Il Salvatore ha compiuto l’opera che il Padre gli ha affidato nella fragilità di una carne mortale, simile a quella di peccato», ma, a differenza della nostra, non contaminata dal male.
E quanto ai numeri, «non conta l’essere tanti o l’essere pochi: conta essere con Gesù» con lo stile di Gesù. «I preti devono fare una cosa sola: curare che la costruzione cresca ben ordinata, che tutti i battezzati siano animati dallo Spirito, siano discepoli missionari. Il sacerdozio ministeriale è a servizio del sacerdozio battesimale, cioè si prende cura che ciascuno realizzi la sua vocazione», ricorda l’arcivescovo. «In terzo luogo parlate del bambino», ovvero non abbiate paura di sfidare i “luoghi comuni” della cultura contemporanea, così come Cristo non temette quelli della sua epoca.
Lunedì, 12 giugno 2023






