Questo fu, secondo l’arcivescovo, Silvio Berlusconi; questo è ogni uomo che cerca il significato del suo esistere
di Michele Brambilla
Il 12 giugno muore all’ospedale S. Raffaele, dove era ricoverato da alcuni giorni, l’ex-presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ad 87 anni. Subito inizia il profluvio di commemorazioni, sia civili che religiose. Inviano un messaggio anche il presidente della CEI, card. Matteo Maria Zuppi, e lo stesso Papa Francesco, che sta anch’egli affrontando una lunga degenza ospedaliera (verrà dimesso dal Policlinico Gemelli il 16 giugno).
Fin da subito si delinea la possibilità che le esequie di Stato si tengano nel Duomo di Milano. Il 14 giugno sono quindi presiedute nella cattedrale da mons. Mario Delpini, il quale nell’omelia non entra nelle polemiche che caratterizzano anche le ore del cordoglio, ma mette al centro il «vivere. Vivere e amare la vita. Vivere e desiderare una vita piena. Vivere e desiderare che la vita sia buona, bella per sé e per le persone care. Vivere e intendere la vita come una occasione per mettere a frutto i talenti ricevuti», e non si può negare che Berlusconi ne abbia ricevuti tanti, ma anche il «vivere e resistere e non lasciarsi abbattere dalle sconfitte e credere che c’è sempre una speranza di vittoria, di riscatto, di vita. Vivere e desiderare una vita che non finisce e avere coraggio e avere fiducia e credere che ci sia sempre una via d’uscita anche dalla valle più oscura. Vivere e non sottrarsi alle sfide, ai contrasti, agli insulti, alle critiche, e continuare a sorridere, a sfidare, a contrastare, a ridere degli insulti. Vivere e sentire le forze esaurirsi, vivere e soffrire il declino e continuare a sorridere, a provare, a tentare una via per vivere ancora».
Molto si è favoleggiato (anche a livello giudiziario…) sugli “amori” del Cavaliere. L’arcivescovo coglie in questa indubbia passione amorosa l’eterno desiderio dell’uomo, di ogni uomo, di «amare e desiderare di essere amato. Amare e cercare l’amore, come una promessa di vita, come una storia complicata, come una fedeltà compromessa. Desiderare di essere amato e temere che l’amore possa essere solo una concessione, una accondiscendenza, una passione tempestosa e precaria. Amare e desiderare di essere amato per sempre e provare le delusioni dell’amore e sperare che ci possa essere una via per un amore più alto, più forte, più grande». La gioia, sulla terra, è sempre effimera, e qui si sente un’eco dei Libri sapienziali della Bibbia, in particolare Qoelet e, in senso meno amaro, i Proverbi.
«Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento» in Dio di ogni desiderio umano. «Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi. È un uomo e ora incontra Dio», che è pienezza, gioia perfetta, luce inesauribile, Amore. La SS. Trinità era il suo destino fin dal giorno del battesimo (come ogni funerale, accanto alla bara splende il cero pasquale), e così è per tutti.
Lunedì, 19 giugno 2023






