L’importanza di avere l’Ascoltatore che ci aiuta a fare discorsi da autentici discepoli
di Michele Brambilla
«E’ una di quelle relazioni di cui si ha desiderio», che culminano nel classico «“Grazie che mi hai ascoltato”», ma tra i discepoli di Emmaus sembra prevalere, la sera di quel giorno dopo il sabato, la tristezza, osserva mons. Mario Delpini nell’omelia per la Redditio Symboli (che è anche la Veglia missionaria diocesana) del 21 ottobre, che prende spunto dalla celebre pagina pasquale (Lc 24,13-35. «Si parla molto, nelle nostre comunità e in generale nella nostra società, dell’importanza delle relazioni. Si dice spesso che è necessario trovare qualcuno che ti ascolti, si ripete continuamente “importante ascoltare”, si raccomanda agli educatori» di ascoltare sempre i ragazzi, ma poiché nessuno ammette di avere torto nei confronti del fratello, le relazioni rimangono a livello molto superficiale, dice l’arcivescovo.
«A conclusione del racconto, di questo percorso verso Emmaus, si parla di un’altra conversazione e di un altro esito: Gesù si fa vicino», cammina accanto ai discepoli spiegando loro le Scritture. Essi si illuminano, ricevono «un raggio di speranza», che si trasforma in ardore missionario mano a mano che comprendono che l’interlocutore non è un viandante come un altro. «Come sono le nostre amicizie? Come sono le nostre conversazioni? Nessuno è discepolo da solo», osserva mons. Delpini. «In certe età della vita, poi, il gruppo degli amici è più importante di molte altre cose della vita. L’amicizia è una grazia impagabile», un dono necessario che si presenta, però, solo sotto la forma dell’offerta: non si può comprare, e ne è decisiva la qualità.
«C’è infatti un’amicizia che rende peggiori: si potrebbe chiamare complicità» nel fare il male, ma senza arrivare a questi estremi limiti quante amicizie sono sorrette da interessi superficiali? «Come intrappolati in una compagnia sgangherata, si finisce per fare anche quello che uno non vorrebbe fare, come una specie di legge di branco», come si è potuto constatare nelle cronache estive. La consegna, allora, della “regola di vita” da parte dei giovani cresciuti nelle parrocchie ci ricorda che non bisogna disperare neppure della nostra gioventù, perché esiste ancora «quell’amicizia che porta al bene», che si nutre dell’Eucaristia per edificare un mondo a misura di Vangelo. Come quello dei discepoli di Emmaus dopo aver riconosciuto Cristo allo spezzare del pane, «il cuore arde e il volto è lieto».
«Nessuno parte per la missione da solo. C’è sempre una comunità, un’amicizia, una paternità e una maternità che hanno incrociato la vita di ciascuno e hanno cambiato il volto triste in un animo lieto e ardente. Fino a questo punto può essere determinante l’amicizia», sottolinea l’arcivescovo, augurandosi che tutti incontrino quell’amicizia buona che spinge a diventare «amici santi, missionari santi, discepoli santi, di ogni età e situazione».
Lunedì, 23 ottobre 2023






