
La visita pastorale al decanato di Cernusco sul Naviglio consente all’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, di compiere alcune puntualizzazioni su temi che gli stanno a cuore, facilitato dalla preparazione di alcune domande, consapevolmente “chiave”, da parte dei consigli pastorali decanali.
L’incontro, tenuto nel cinema parrocchiale di Carugate, prende spunto in particolare dalla semplice domanda di un anonimo, (“Dov’è Gesù”), vergata su una delle cartoline distribuite ai fedeli nelle settimane precedenti, e dalla richiesta di rilanciare l’impegno socio-politico, di offrire nuove risposte ai corsi prematrimoniali, frequentati ormai quasi solo da conviventi, e di vincere l’estraneità tra pastorale “ordinaria” e movimenti ecclesiali.
La risposta al biglietto anonimo è una presenza cattolica affascinante, in grado di far tastare qui e oggi la presenza tra noi del Signore risorto.
“Bisogna esplicitare la ragione, il “per Chi” facciamo le cose e riprendiamo ogni mattina. L’azione vivente, tutto quanto costruiamo quotidianamente, o ha il motore in Cristo o diventa narcisismo e autoaffermazione”.
Ricorda la splendida accoglienza ricevuta nell’oratorio di Carugate poche estati fa.
“Perché i ragazzi vengono qui, ma penso in tutti gli altri oratori del decanato? Perché percepiscono qualcosa che li appassiona”. Gli educatori “devono sperimentare, a loro volta, un’esperienza bella di comunità, unitaria, in modo da divenire attrattivi per i più giovani”.
Si rimane attrattivi se si coniugano bellezza e fermezza. Il card. Scola lo raccomanda soprattutto ai corsi fidanzati, affinché mantengano una proposta chiara. Oggi “non è in crisi la famiglia, ma la coppia”, il che si ripercuote sulla visione del matrimonio. Invita a ridisegnare i corsi prematrimoniali cattolici allo scopo di creare anzitutto una comunione.
“Sempre accogliere, ma comunicando ciò che io sento come vero. Questo passa (…) attraverso la testimonianza” personale che dimostra la concretezza del principio.
E’ quindi inevitabile un accenno ad Amoris laetitia. Il card. Scola prende le distanze sia da chi srotola “le sue proposizioni” per regolamentare a discapito della carità, sia da chi abbatte ogni paletto.
“Il Papa ci ha detto che il tempo è superiore allo spazio. (…) Noi proponiamo un’esperienza di fede”
che prosegue per tutta la vita. Il corso prematrimoniale suscita nell’educatore un “coinvolgerti” che instaura di sua natura un “rapporto stabile” con coloro di cui si ha la responsabilità.
Il tempo è superiore allo spazio anche nell’armonizzazione delle comunità pastorali con il territorio ed i movimenti. L’unità tra i cattolici sorge dall’Eucaristia. I cattolici, comprese le cappellanie etniche, chiamate in causa per il loro estraniarsi dalla pastorale, fanno unità attorno a Gesù allo stesso modo della flotta di Pietro. “I pescatori di Galilea avevano in comune le barche”, muovendosi compatti attorno al “capitano”. Non tutto può fare perno sulla parrocchia tradizionale, tuttavia essa deve essere capace di accogliere “con grande paternità” almeno quanto le aggregazioni laicali “riconoscono la proposta che la diocesi fa a tutti”. Si può quindi fare riferimento ad esperienze ecclesiali differenti, ma almeno ogni domenica ci si ritrovi attorno alla stessa Mensa, che è l’origine di ogni carisma.
Michele Brambilla






