
La settimana che va dal 6 al 12 agosto vedrà migliaia di giovani cattolici italiani muoversi da una parte all’altra della Penisola per convergere su Roma, dove la domenica seguente Papa Francesco celebrerà una sorta di “GMG in piccolo”, formato “nazionale”, in vista del Sinodo dei vescovi di sulla pastorale giovanile e vocazionale.
I giovani si muoveranno lungo 4 “rotte” principali. Il primo percorso, che inizia il 6 agosto, si intitola “La Mappa che orienta il cammino” e comincia ad Ortona, dove si conservano alcune reliquie dell’apostolo S. Tommaso: vuole ravvivare nei giovani partecipanti la coscienza che la Chiesa è fondata sugli Apostoli. Il secondo, che parte con un giorno di ritardo (7 agosto), si intitola “il Pane che sostiene il cammino” e comincia significativamente da Orvieto, nella cui cattedrale è conservato il corporale macchiato di sangue dal miracolo eucaristico di Bolsena. Il terzo percorso parte proprio da Milano e si intitola “la Parola che illumina il cammino”. Il quarto si limita a raccogliere i ragazzi nella località di provenienza e a condurli direttamente nella Città Eterna.
Il pellegrinaggio a piedi si conclude in tutti i primi tre casi presso una tappa intermedia, dove si sale su appositi pullman, che scendono nella Capitale. Le tappe intermedie per coloro che partono da Milano sono Chiaravalle, Viboldone e Lodi. Sia Chiaravalle che Viboldone sono monasteri cistercensi, fondati nel XII secolo. “Partendo dalle Colonne di San Lorenzo a Milano, l’itinerario porterà a sostare nel monastero di Chiaravalle, luogo antico e sacro, luogo di comunione in Cristo. La testimonianza di vita dei monaci accompagnerà verso l’abbazia delle Benedettine di Viboldone, dove l’ospitalità è pane quotidiano”.
La “Parola” che illumina è ovviamente quella di Dio, secondo una formulazione che i milanesi conoscono bene fin dall’episcopato del card. Carlo Maria Martini (1980-2002). I monaci che seguono la Regola di S. Benedetto da Norcia (480-547) sono abituati fin dal noviziato ad una meditazione attenta e strutturante della Sacra Scrittura, che dà la forma sia alla vita del monastero che alla civiltà di coloro che vi abitano attorno.
I monaci sono quindi un esempio di Vangelo vissuto e additati dagli organizzatori del pellegrinaggio proprio come testimoni. Gran parte dell’Europa deve la propria evangelizzazione proprio alla predicazione monastica. Fu soprattutto Carlo Magno (742-814) ad intuire la forza missionaria del modello benedettino e ad espanderlo in ogni angolo del Sacro Romano Impero. Oggi si tende a confondere il monaco medievale con le esperienze di clausura stretta, che sono state ideate soprattutto dopo il concilio di Trento (1545-64) per risanare soprattutto la decadenza del monachesimo femminile, tuttavia per secoli “benedettino” fece rima con “filosofo”, “agrimensore”, “architetto”, “legislatore”, “medico”. Il monachesimo non ha solo portato la salute dell’anima, ma pure quella del corpo individuale e del corpo sociale.
In tempi in cui il “modello Benedetto” viene talvolta rievocato per invitare alla auto-esclusione dal mondo, la Chiesa, specialmente l’arcidiocesi di Milano, ricorda che è ancora tempo di semina fiduciosa e partecipazione (critica) alle sorti del mondo contemporaneo.






