
Di Michele Brambilla
Mons. Mario Delpini parte per il Sinodo ordinario sui giovani e il discernimento vocazionale con nel cuore e nella mente quanto richiesto dai giovani ambrosiani, non da ultimo nella recente veglia in Redditio Symboli (6 ottobre), che apre come da tradizione l’anno catechistico degli “over 18”. Sebbene abituati al mondo molto dinamico e organizzato degli oratori e dei grandi movimenti, o, forse, proprio perché consci delle “tare” (attivismo, mancanza di approfondimento) presenti nelle loro consuetudini, la gioventù milanese ha portato al suo arcivescovo dei desiderata molto precisi.
Il primo è di confutare chiaramente la “sindrome di Prometeo” che pervade la contemporaneità. “Nella mentalità comune la vita è tutt’altro che una chiamata da parte di un Altro, ma qualcosa che dobbiamo costruire noi. Domina una preoccupazione di sottofondo, assicurarci garanzie per il futuro attraverso l’impegno con il presente, come se l’esito della vita dipendesse da noi”, gli ricorda Martina Colli Lanzi (CL). Il secondo si collega al primo, ed è: “in una società dove ogni cosa viene relativizzata, dove le scelte si basano su un semplice “secondo me”, la Chiesa mi dia certezze e mi testimoni con chiarezza cosa Gesù ha detto che è bene e cosa è male” (Simone Colombo). Il terzo è riprendere con coraggio un “discorso sociale” che scuota i giovani dal rischio del fideismo e dalla subalternità alle ideologie dominanti.
La risposta del Sinodo passa per la canonizzazione di S. Paolo VI il 14 ottobre, in occasione della quale scendono a Roma oltre 2500 ambrosiani, che gareggiano con i fratelli bresciani nell’esultanza per la canonizzazione del Pontefice che ha donato al mondo l’enciclica Evangelii nuntiandi (1975), nella quale Papa Montini ricorda che la Chiesa è intrinsecamente missionaria (n.2) anche nelle sue diramazioni locali, corresponsabili assieme a tutte le altre compagini ecclesiastiche di un annuncio universale che deve essere “chiaro e inequivocabile del Signore Gesù” (n.22), rivolgendosi senza timori “reverenziali” pure al “mondo scristianizzato” dell’Occidente in cui vivono “moltitudini di persone che hanno ricevuto il Battesimo ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana” (n.52).
La missionarietà della Chiesa non va frenata, ma rilanciata. Nell’arcidiocesi milanese risuona, in proposito, il commento molto lucido che l’arcivescovo emerito, il card. Angelo Scola, riserva ai tentativi “neo-isolazionisti” che serpeggiano in varie componenti della Chiesa: “di fatto, oggi, in tante parti del mondo, ci sono già piccoli gruppi, ma anche grandi movimenti (…), che testimoniano la bellezza della fede cristiana e sviluppano uno stile di vita personale e familiare che va controcorrente. (…) un progetto di autoisolamento” costituirebbe una vera e propria “negazione dell’essenza stessa del Cristianesimo” (Ho scommesso sulla libertà, Solferino, Milano 2018, p. 279).






