
di Michele Brambilla
Poiché mons. Mario Delpini deve rientrare nell’aula del Sinodo sui giovani e il card. Angelo Scola, l’arcivescovo emerito, non è potuto scendere a Roma a causa di un ricovero ospedaliero (viene operato alla schiena), la mattina del 15 ottobre è il card. Francesco Coccopalmerio, ordinato sacerdote dal card. Giovanni Battista Montini il 28 giugno 1962, a celebrare, nella basilica di S. Paolo fuori le Mura, la Messa di ringraziamento dei lombardi per la canonizzazione di S. Paolo VI.
Esordisce dicendo: “egli fu decisivo per la mia vita, proprio perché mi ha ordinato prete. Eravamo 30 diaconi allora e 5 di questi miei compagni sono con me, qui oggi. Sentiamo la sua presenza dal Paradiso molto forte in mezzo a noi”. E’ il mistero della comunione dei Santi, richiamato anche dal versetto del Salmo responsoriale (“Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”), il medesimo assegnato fino al 2008 alla solennità di S. Carlo Borromeo. Del resto, Papa Montini è il primo arcivescovo ambrosiano ad essere elevato alla massima gloria degli altari dopo lo stesso S. Carlo, poiché al momento i cardinali Ferrari e Schuster sono “solo” beati. Il XX è stato un secolo di santità non solamente per la Cattedra di Pietro, ma anche per quella di Ambrogio.
Commenta il card. Coccopalmerio: “quell’amore che Gesù ha chiesto a Pietro (…) è stato donato veramente da San Paolo VI: basti pensare alle sue espressioni di amore verso Cristo. Montini ebbe sempre, infatti, il pensiero e la mente di Gesù, per questo è stato buon pastore perché ha capito Gesù e lo ha fatto capire agli altri”. Non a caso la preghiera più diffusa dagli uffici diocesani nei mesi precedenti la canonizzazione, allo scopo di preparare il popolo ambrosiano al lietissimo evento, è stata “Cristo, tu ci sei necessario” tratta da una lettera pastorale del 1955.
Per capire fino in fondo Paolo VI bisogna rileggersi, secondo il porporato di Curia, la sua prima enciclica, l’Ecclesiam suam (1964), nella quale formulò la teoria dei centri concentrici, un vero e proprio schema di dialogo a 360° che parte dalla Chiesa per allargarsi al mondo intero. “La dettò durante il Concilio per far capire il suo pensiero, la sua passione per la Chiesa” e per l’evangelizzazione dei popoli, culminata nell’Evangelii nuntiandi (1975).
Come parlare al mondo, soprattutto la nostra porzione di mondo, segnata dalla Rivoluzione anticristiana, del messaggio di Gesù? Il card. Coccopalmerio propone la “tattica” gesuita dell’adattamento, ma con una sfumatura che rievoca il “cor ad cor loquitur” del beato John Henry Newman (1801-79). “Bisogna accostare il mondo e parlargli in un dialogo, appunto, adattato all’interlocutore e alle circostanze di fatto. Ma, ancor prima di parlare, si deve ascoltare la voce, anzi il cuore dell’uomo e rispettarlo”.
La seconda “parola d’ordine”, rivolta soprattutto ad intra, cioè agli ambienti ecclesiastici, diventa quindi ascoltare. “Se non riscopriamo la persona nella sua singolarità, non riusciamo a cogliere la sinodalità. La Chiesa, infatti, è sinodale perché ciascuno, quale persona irripetibile, deve partecipare alla sua vita”, alimentata dalla Grazia.
La festa degli ambrosiani prosegue con il concerto in Duomo della cappella musicale della cattedrale, sabato 20 ottobre, e la Messa solenne presieduta alle 11.00 della domenica da mons. Delpini.






