
di Michele Brambilla
Le settimane attorno alla Giornata missionaria mondiale, dal 2008 invariabilmente fissata, in territorio ambrosiano, la I domenica dopo la Dedicazione (quest’anno il 28 ottobre), sono sempre cariche di iniziative di sensibilizzazione sul mondo missionario, specialmente quello rivolto ad gentes. In più, nel 2018, proseguono le celebrazioni di ringraziamento per la canonizzazione di S. Paolo VI e la conclusione del Sinodo ordinario dei vescovi sui giovani.
Solo nella giornata di sabato 27 si contano, alla mattina, il S. Rosario recitato da mons. Mario Delpini lungo le cappelle del Sacro Monte di Varese, luogo amatissimo dal card. Giovanni Battista Montini, che vi è effigiato, e la veglia missionaria presieduta in Duomo, con l’invio dei fidei donum ambrosiani. Nei giorni seguenti, il 31 ottobre, è in programma la Notte dei Santi, una camminata nel centro storico, proposta agli adolescenti dell’arcidiocesi, lungo le strade benedette dai nostri Santi.
“Coloro che ascoltano la parola di Dio diventano un popolo, una fraternità chiamata a essere un cuore e un’anima sola”, ha affermato l’arcivescovo durante la processione del Segnor de Los Milagros, cara alla tradizione peruviana e ospitata in Duomo il 21 ottobre. I giovani ambrosiani devono essere consci di appartenere ad un grande corpo, che si dilata con le loro opere e la loro preghiera, tuttavia non sembrano molto spesso essere consapevoli di ciò. Mons. Delpini se ne lamenta, nel corso di un’intervista rilasciata nei giorni conclusivi del Sinodo: “ammiro i nostri giovani che, forse, dal Sinodo e da coetanei di altre parti del mondo, possono imparare la fierezza missionaria, l’idea che i giovani sono gli apostoli dei giovani. Un ardore che i ragazzi di altri Paesi vivono e praticano, talvolta anche con sacrificio (…) mentre da noi, mi pare, i giovani – certamente bravi – sono un poco timidi nel proporre la loro fede e nel condividere l’appartenenza alla Chiesa come ciò che merita di essere allargato ad altri”.
E’ un problema soprattutto degli oratori, che per la loro stessa conformazione spaziale danno maggiormente l’idea dell’autosufficienza. A catechismo, inoltre, si sta spesso assieme soprattutto per socializzare, i contenuti sono pochi e vaghi, pertanto si coltiva in molti ragazzi l’illusione del poter condurre una “doppia vita”, una dentro il cortile dell’oratorio da cattolico rispettoso e volontario appassionato, un’altra da “perfetto agnostico” al di fuori di esso, dando a Dio il minimo indispensabile. Il cattolico autentico, invece, elegge Cristo criterio primo e imprescindibile di valutazione del proprio agire globale, “arde” dal desiderio di condurre le altre anime a salvezza. Per questo motivo si cominciano a notare qua è là nell’arcidiocesi iniziative di pastorale giovanile più coraggiose, che provocano il giovane a “metterci la faccia” e a collaborare in prima persona all’evangelizzazione dei coetanei. Il fatto che i fidei donum in partenza per la missione ad gentes siano in maggioranza laici con figli è un ulteriore segno della tenacia e dell’inventiva del laicato ambrosiano anche in un’epoca di grande rinnovamento.






