
Di Michele Brambilla
I giovani ambrosiani che non sono partiti per Panama si possono “consolare” partecipando, il 22 gennaio sera, alla veglia ecumenica in S. Ambrogio, all’interno del programma della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Mons. Mario Delpini vuole espressamente che la veglia riservata ai giovani delle varie confessioni cristiane presenti in città sia celebrata nella basilica che custodisce le reliquie del patrono di Milano, caro pure alle Chiese ortodosse, e in orari che consentano, poi, un momento conviviale tra i ragazzi.
Si opta pertanto per la celebrazione dei Vesperi in forma ambrosiana. Il lucernario, che accomuna il Rito ambrosiano a quelli orientali, mette tutti d’accordo: la liturgia della comunità di Taizè l’ha ormai “sdoganato” anche tra i protestanti. Durante il canto dei Salmi hanno modo di intervenire i cori di ciascuna comunità cristiana.
Le divergenze tra cattolici, ortodossi e protestanti sono ancora numerose in “campi” tutt’altro che secondari come i Sacramenti, la disciplina ecclesiastica, l’antropologia e la morale, tuttavia decenni di dialogo ecumenico hanno un po’ smussato gli angoli nei rapporti tra le persone e le istituzioni ecclesiali. Mons. Delpini ritiene che si possa fare di più a partire da un ambito che scalda i cuori di tutti: il soccorso dei bisognosi. “Nella storia dell’umanità, la giustizia è un grido che sale dalla terra; è il grido dei giusti ingiustamente oppressi, dei poveri, dei figli ingiustamente trattati come schiavi; il grido di quei popoli trattati come presenze indesiderabili nella loro terra”.
I giusti esistono e chiedono ai cristiani di diventare il loro “gohel” (liberatore), ad immagine del Cristo del quale portano il nome. Non c’è continente senza dolore. “Grido di Abele di cui nessuno si cura; dell’Africa in ogni modo derubata e inquinata dalla corruzione; dell’Asia umiliata da condizioni di lavoro che inducono allo sfinimento; dell’America impoverita e inquieta; dell’Europa impaurita, invecchiata e spopolata; dell’Oceania desolata per la sua solitudine”. Mons. Delpini rifiuta così il luogo comune dell’equazione Occidente = Caino, poiché il bene e il male sono rintracciabili dovunque.
Alle strutture di peccato si reagisce costruendo una civiltà diversa. “Nessuno può far fronte all’ingiustizia da solo, immaginare un cambiamento del sistema camminando semplicemente secondo la propria tradizione” individuale, “perciò la Chiesa, le Chiese, devono essere unite, obbedendo al Signore orientandosi a essere veramente giuste” secondo la giustizia di Dio, che si concretizza nelle opere dei credenti, concetto notoriamente un po’ “ostico” per i protestanti. “In questa Basilica che ricorda Ambrogio, Padre della Chiesa indivisa, che si è alzato a gridare contro le ingiustizie del suo tempo, a contrastare un potere troppo prepotente, indicando la libertà della Chiesa, ci ritroviamo per ascoltare ancora il comando del Signore a essere veramente giusti. Non ci riusciremo da soli: le Chiese, le Comunità cristiane, tutti i credenti in Cristo, se vogliono prendere sul serio tutto questo, devono ritrovarsi, pensare insieme, avere il coraggio di scelte coerenti” con la fede professata. Un esempio luminoso di quanto desidera l’arcivescovo è facilmente riscontrabile nell’ecumenismo “bioetico” presente negli Stati Uniti ed entrato ancora una volta in azione il 18 gennaio durante la Marcia per la vita di Washington, che ha visto i cristiani sfilare assieme uniti in difesa della legge naturale.






