
L’arcivescovo di Milano visita due oratori della periferia profonda della sua città. Incontrando gli animatori e i ragazzi, appartenenti a 15 etnie diverse, mons. Delpini ribadisce che la chiave per convivere tutti assieme nella gioia è riconoscere la presenza di Dio con la preghiera.
di Michele Brambilla
Giovedì 13 giugno mons. Mario Delpini si reca in due parrocchie della periferia milanese, SS. Michele arcangelo e Rita da Cascia nel quartiere Vigentino e Beata Vergine Addolorata in zona S. Siro, nei cui oratori si possono facilmente osservare fenomeni tipici delle aree periferiche della metropoli ambrosiana, non da ultimo il fenomeno della “multiculturalità”. Vi abitano infatti giovani appartenenti a 15 etnie diverse, non tutte di religione cristiana.
L’oratorio a Milano rimane un luogo nel quale tutti possono ritrovarsi, specialmente d’estate. Mons. Delpini visita le due parrocchie proprio nella prima settimana di oratorio estivo ed è accolto nei loro cortili dagli animatori e dai bambini festanti. Il parroco-decano della parrocchia dell’Addolorata, don Fabio Carcano, parla anche di una certa “volatilità” delle presenze etniche nel quartiere S. Siro: «i nostri bambini sono multicolori – quest’anno la maggioranza proviene dal Marocco, l’anno scorso, dall’Egitto», tuttavia «qui trovano una casa in cui si sentono accolti e riconosciuti, capiscono cosa voglia dire giocare insieme, anche litigare, ma soprattutto fare pace. A volte, nelle nostre strade, domina la bruttezza, ma in oratorio sanno che trovano un posto di gioia», che trasmette la bellezza di Cristo.
Concetti che l’arcivescovo può solo ribadire: «penso che questa terra sia un luogo per camminare verso il cielo e la gioia. Ho avuto sempre la certezza che Dio c’è e ci ama. La fede è una docilità, è lasciarsi condurre da Dio. E quindi io dico: si può incontrarsi, crescere insieme, rispettarsi, perché Dio – di questo sono convinto -, conduce tutti a essere fratelli e sorelle». Ovviamente si sta parlando del Dio e della fede cristiani, dacché l’inverso (negli oratori sono presenti molti bambini musulmani) non sarebbe stato neppure concepibile. Credere davvero per il cristiano significa anche soffermarsi sull’oggettività delle differenze, come riconosce lo stesso mons. Delpini: «allora, possiamo chiederci, “Come affronta il tuo Dio questo problema? Come risolve i problemi della vita, della morte, dell’amore, dell’odio?”». Credere davvero è soprattutto una docilità alla parola di Dio, l’unica che possa dire realmente quale sia l’essenza dell’uomo.
Diventare amici è certamente un punto di partenza per il dialogo. «Questo essere insieme a far del bene ci rende fratelli e sorelle e, forse, un giorno ci renderà anche capaci di capire meglio chi è Dio e come si fa a essere felici con Lui». E’ Lui, infatti, che occorre pregare per avere il dono della comunione fraterna, poiché la vera pace discende solo “de coelis”. «Dio convince tutti a fare del bene, quindi, anche se magari non riusciamo a capire proprio tutte le differenze e tutte le diverse tradizioni religiose, forse tutti possiamo capire che dare gioia agli altri ci fa contenti». In oratorio si impara quella gioia autentica che viene solo dal Risorto. Allora anche la periferia più segnata dalla cronaca nera, come è quella di S. Siro, può scorgere le radici sulle quali costruire una vita migliore.






