L’arcivescovo rilascia un’intervista ad Avvenire, che viene pubblicata sulle pagine nazionali del quotidiano il 30 giugno. Nel testo mons. Mario Delpini ripercorre le sfide della contemporaneità e prova a stilare un bilancio del primo biennio di governo dell’arcidiocesi ambrosiana.
di Michele Brambilla
Domenica 30 giugno i fedeli cattolici milanesi trovano sulle pagine di Avvenire una gustosa intervista al loro arcivescovo, mons. Mario Delpini, al quale si chiede di ripercorrere con la mente i suoi primi due anni di governo dell’arcidiocesi ambrosiana.
Mons. Delpini parte di nuovo dalla spiegazione del suo motto episcopale, “plena est terra gloria Eius”, presentandolo come una valutazione della “foresta che cresce”. «Mentre i problemi, le proteste, i drammi fanno rumore, il bene ha questo splendore mite, questa presenza rassicurante, positivamente capillare. E’ la mitezza del bene, che non fa pubblicità ma tiene in piedi il mondo».
L’intervistatore chiede se i problemi siano effettivamente sovradimensionati. L’arcivescovo ribatte: «ci sono problemi obbiettivi, come il numero delle presenze giovanili» nelle attività pastorali, in calo pure in un’arcidiocesi che non ha mai lesinato sforzi educativi nei confronti di tale fascia d’età, «la complessità delle dinamiche familiari e delle problematiche di coppia, assieme alla percezione di un invecchiare della comunità, di un ridursi delle risorse», tuttavia mons. Delpini non ritiene che bisogni abbandonarsi alla tristezza e alla lamentela irrilevante: il bene continua ad essere sparso a piene mani dalla Chiesa.
«Un anno pastorale non è sufficiente per misurare l’efficacia di una proposta», che si vede solo su scala decisamente più grande, quella dei “tempi storici”. Ritornando sulle parole pronunciate durante la processione del Corpus Domini, l’arcivescovo sostiene che «la speranza può essere costruita solo sulla fiducia di una promessa», e quella di Dio è la nuova ed eterna Alleanza.
Mons. Delpini schiva ogni tentativo di tirarlo in una discussione di carattere strettamente politico pur esternando alcune sue convinzioni molto personali, come quella che il problema dell’immigrazione sarebbe esclusivamente una questione di “cattiva” informazione. «Non voglio giudicare la politica. Ma dico e ribadisco che la preghiera unisce», dando un senso trascendente a tutto ciò che si fa. L’obbiettivo principale della pastorale giovanile deve diventare «propiziare l’incontro con il Maestro, con il Signore che ci chiama ad essere figli di Dio» tramite la Chiesa. «E’ la sua missione. Perciò stiamo riflettendo sull’oratorio, che è un grande tesoro della tradizione ambrosiana, in questa diocesi che ha una lunga tradizione di pastorale giovanile, per una revisione e adeguamento ai tempi». I ragazzi sono diventati molto meno “stanziali” nella metropoli e nei paesi dell’hinterland di Milano. I giovani hanno bisogno anche di costanza e “normalità”, pertanto l’unica indicazione che mons. Delpini si sente di fare per il futuro anno pastorale è di seguire passo dopo passo l’anno liturgico, cogliendone tutta la ricchezza spirituale.
Lunedì, 8 luglio 2019






