L’Europa, dice l’arcivescovo di Milano, assomiglia sempre di più alla città greca che è costata all’apostolo Paolo le maggiori fatiche. Come riportarla a Cristo? Non da ultimo tornando a studiare la dottrina sociale della Chiesa.
di Michele Brambilla
Mons. Mario Delpini concede al sito diocesano di Milano un’intervista nella quale illustra brevemente i contenuti, peraltro già noti, della prossima lettera pastorale, La situazione è occasione. Per il progresso e la gioia della vostra fede (Centro Ambrosiano 2019).
La lettera è in realtà un insieme di piccole lettere, che seguono le tappe dell’anno liturgico offrendo per ciascuna di esse un suggerimento particolare. «Il motivo» che ha condotto l’arcivescovo di Milano a compiere questa scelta «è l’intuizione, che peraltro è iscritta da sempre nella vita della Chiesa, che il vero percorso pastorale sia quello segnato dai tempi liturgici e che, quindi, è più opportuno interpretare ciò che ogni tempo ci suggerisce, rispetto al sovrapporre una tematica complessiva che copra tutto l’anno», come è accaduto spesso nel passato.
C’è comunque un filo rosso, ed è la Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi, il cui testo è riprodotto integralmente e collocato in coda al libretto per permetterne la meditazione personale. Filippi è stata la prima città europea ad essere evangelizzata (si trovava nel cuore della Macedonia e Paolo la raggiunse dalla Troade, ultimo lembo d’Asia prima dello stretto dei Dardanelli) e si rivelò un contesto particolarmente ostile. Mons. Delpini commenta: «questo è proprio il senso del kairòs, dell’occasione e, cioè, che ogni situazione, di per sé, possa essere un’occasione. Occasione perché lo Spirito di Dio opera nella vicenda umana risvegliando il desiderio della salvezza, l’intraprendenza per costruire il bene e il rammarico per il male. È lo Spirito che trasfigura una situazione – da qualcosa di determinato, di condizionante e da subire – in occasione, ossia in un contesto nel quale la libertà può esprimersi» e trasformarsi in annuncio evangelico.
«E’ necessario che il Vangelo risuoni ancora, a Filippi come in ogni parte d’Europa, come una parola amica e provvidenziale, non come un appello, una presentazione dei doveri o una denuncia di problemi», come appare spesso in molti lamentosi documenti ecclesiali. La nuova evangelizzazione deve essere preparata tornando a studiare la dottrina sociale della Chiesa, che diventa l’impegno specifico della Quaresima 2020. «Il mio intento, in occasione della Quaresima, è quello di insinuare domande sul modo che abbiamo di vivere, di lavorare, di distribuire la ricchezza, di affrontare il tema della giustizia. Nella mia proposta pongo semplicemente delle domande, indicando appunto la Dottrina sociale della Chiesa come una possibile risposta. Si tratta, quindi, soltanto di un invito ad avviare una riflessione partendo da una rivisitazione di testi, in particolare, dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco, che è l’ultimo intervento sistematico sul tema della Dottrina sociale. Sono convinto che è necessario riappropriarsi della Dottrina sociale della Chiesa, perché ci sono interrogativi», posti dal contesto sociale con crescente insistenza, «a cui è difficile che un credente possa non rispondere».
Anche il rinnovo dei consigli pastorali, che avverrà questo autunno, è da vedere in chiave missionaria, cercando di coinvolgere soprattutto i giovani nella gestione concreta delle comunità.






