Lo sguardo, dice mons. Mario Delpini, guarisce dalle malattie postmoderne se ritorna a vedere l’essenza delle cose, la parola se esprime la Verità che bussa dentro ognuno di noi.
di Michele Brambilla
Nella settimana che va dal 24 novembre al 1 dicembre si susseguono a Milano le cerimonie di inaugurazione dell’anno accademico presso le università cittadine, alle quali è invitato anche l’arcivescovo, mons. Mario Delpini.
Il 25 novembre mons. Delpini presiede la Messa davanti al senato accademico della Bocconi, riunito nella cappella universitaria di S. Ferdinando. Spesso gli atenei si soffermano su una valutazione meramente quantitativa del loro successo. L’arcivescovo, allora, ci tiene a puntualizzare che «[…] all’augurio non basta la quantità. È desiderabile che si parli di qualità, quella qualità che non si può quantificare, la qualità che non si può descrivere con i numeri. Forse si può esprimere la qualità come la corrispondenza con un valore, con un significato che avvolga tutta la vita e l’attività dell’Università». Un discorso che amplia e approfondisce tre giorni dopo (28 novembre) davanti ad un altro consesso universitario, quello a lui più familiare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, impreziosito dalla presenza del segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, invitato a tenere una lectio magistralis per l’occasione.
Nella cornice romanica della basilica di S. Ambrogio mons. Delpini non esita a definire “patologica” la situazione della cultura contemporanea prendendo spunto dalla liturgia del giorno (Ez 6,1.11-14; Sal 26 (27); Ag 2,1-9; Mt 12, 33-37). «Il profeta» Ezechiele «rimprovera a tutto il popolo lo sguardo malato. Lo sguardo malato è lo sguardo deprimente», che sottostima le sue possibilità e le sue risorse, ma allo stesso tempo «[…] è lo sguardo malizioso: si guarda intorno e legge ogni cosa con un sospetto invidioso e risentito», inquinando i rapporti tra le persone.
«Lo sguardo guarisce», dice l’arcivescovo, «quando consente allo Spirito di Dio di riconoscere nella storia l’opera di Dio». Il materialismo di fondo che pervade la società ci impedisce di osservare i piccoli segnali di benevolenza che Dio manda quotidianamente alle sue creature. «Lo sguardo guarisce quando legge in ogni cosa il suo significato e affronta tutti i campi dello scibile e tutti i campi dell’operare con il desiderio di rispettarne il senso, la destinazione, il valore», cosa possibile solo a chi ne riconosce la dimensione creaturale.
Nel mondo postmoderno, afferma mons. Delpini, si è ammalata anche la parola. «La parola si ammala quando è vana, inutile, quando è la chiacchiera banale che rende superficiali i rapporti, vuoto il tempo, insignificante lo stare insieme» perché non riconosce più alcuna verità. «La parola guarisce quando guarisce il cuore: la bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda (Mt 12,34)». “Cuore” nella Bibbia significa “coscienza”, e nel foro della coscienza l’uomo incontra la voce di Dio. «Fratelli e sorelle, accogliamo la parola di Dio, apriamo cuore e mente alla grazia, alla luce, alla vocazione con cui Dio ci chiama. Affidiamoci volentieri al vento amico dello Spirito», che ci guida alla Verità tutta intera.
Lunedì, 2 dicembre 2019






