L’unità dei cristiani, ricorda mons. Delpini, può ricostituirsi solo rimettendo al centro Cristo servo, che ama ogni singolo uomo fino a consegnarsi alla croce e ne rispetta profondamente la libertà. L’ecumenismo è il presupposto necessario dell’evangelizzazione perché ne va della sua credibilità.
di Michele Brambilla
La Messa solenne del 1 gennaio nel Duomo di Milano, preceduta come ogni anno da una marcia dei rifugiati organizzata dalla sezione milanese della Comunità di S. Egidio, assume anche una particolare valenza ecumenica per la presenza in cattedrale dei rappresentanti delle confessioni a-cattoliche che compongono in città il Consiglio delle Chiese Cristiane.
Mons. Mario Delpini rimarca in tale occasione che «Gesù è Signore». Infatti, «siamo radunati per la professione della nostra fede, noi discepoli di Gesù, dolorosamente divisi tra noi, ma sinceramente desiderosi di pace e di riconciliazione. La nostra fede si riassume nella parola che Paolo sente risuonare nei cieli, sulla terra e sotto terra, in ogni lingua, presso ogni popolo e nazione: Gesù è Signore!».
La Signoria di Gesù si è manifestata nell’Incarnazione, una scelta portata fino alla consegna di Se stesso sulla croce. «Gesù è Signore del cielo e della terra», ripete ancora mons. Delpini: «significa che Gesù nel frammento della sua storia e nell’umiliazione della sua obbedienza si fa vicino a ogni frammento della storia e a ogni umiliazione per dire: io vi amo, vi amo tutti! Io amo anche te che non mi conosci, io amo anche te, che mi rifiuti, io amo anche te che mi disprezzi, io amo anche te che mi ritieni una minaccia per la tua libertà, io ti amo e ti libero e ti salvo; io amo anche te, che temi una religione che ti impone regole e sacrifici: ti amo senza pretendere niente, ti amo e quanto desidero che tu sia felice e perciò mi sacrifico per te».
I cristiani sono coloro che si dovrebbero rendere latori di questo messaggio di salvezza in ogni angolo del mondo, tuttavia perdura tra i credenti in Cristo una triste divisione, spesso mantenuta con la complicità dei poteri civili (si pensi al cesaropapismo orientale o alle Chiese di Stato protestanti), che lede la credibilità dell’azione evangelizzatrice. «Invece noi sappiamo che la Signoria di Gesù che si è umiliato fino alla morte e alla morte di croce, non è la rivelazione di un potere mondano. È invece una dichiarazione di amore. Il modo con cui Gesù si rivela Signore e Maestro è quello di colui che si alza da tavola, si cinge di un asciugamano e si mette a lavare i piedi ai suoi amici».
L’unità dei cristiani, secondo l’arcivescovo di Milano, si potrà quindi ricostruire solo mettendo al centro Cristo servo, che ama fino alla fine ogni uomo e ne rispetta profondamente la libertà. «Tutti coloro che riconoscono che Gesù è Signore sono quindi figli di Dio, perciò operatori di pace: non hanno un privilegio da rivendicare, ma un servizio da offrire; non hanno la presunzione di possedere la verità, ma la responsabilità di compiere le opere di Dio, cioè di avvicinare ogni uomo e ogni donna, ogni cultura e ogni tradizione religiosa per dire soltanto l’essenziale: Gesù ti ama». L’ecumenismo non si contrappone alla missione, ma ne è il presupposto. «Perciò i discepoli del Signore sono il popolo in cammino per seminare pace nei giorni dell’anno che viene» anzitutto tra i fratelli nella fede.
Lunedì, 6 gennaio 2020






