Mons. Delpini presiede un incontro ecumenico durante il quale, soffermandosi sui 5 sensi dell’uomo, indica per ciascuno un “modo cristiano” di esercitarlo.
di Michele Brambilla
Nel contesto dell’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, mons. Mario Delpini invita i rappresentanti e i fedeli delle Chiese a-cattoliche presenti a Milano ad un incontro incentrato sul tema dell’ospitalità, che fa da filo conduttore alle meditazioni dell’Ottavario 2020. L’evento è ospitato il 23 gennaio dalla Casa della Carità, che richiama volutamente la memoria del card. Carlo Maria Martini (1927-2012), di cui ricorre in questi primi mesi dell’anno sia il 40° anniversario di ordinazione episcopale (6 gennaio 1980), sia quello del successivo ingresso solenne nell’arcidiocesi ambrosiana (10 febbraio 1980).
Mons. Delpini prende la parola al termine di un momento di festa e riflessione, che ha permesso ai presenti di impiegare tutti i 5 sensi dell’essere umano. Prendendo spunto da questo particolare, l’arcivescovo afferma: «nello sguardo è scritto il cuore e si rivela l’anima. Lo sguardo malato è quello che si guarda intorno e vede nemici, alimenta sentimenti di paura, di sospetto e di invidia». Tuttavia, «lo spirito di Dio può guarire la vista ed effondere la luce che consente di vedere tutto nella luce di Dio. Lo sguardo guarito vede fratelli e sorelle, vede il bene e la promessa che ogni persona costudisce e offre». Il corretto esercizio dei sensi dipende, in fin dei conti, da Chi ci lasciamo guidare nel loro esercizio.
Dopo la vista, è il turno dell’udito. «L’udito malato», dice mons. Delpini, «è quello che è impedito dalla sordità che isola, dal rumore che distrae e che genera confusione, allarmi, malintesi». L’arcivescovo denuncia che: «nelle discussioni alcune espressioni hanno il potere di accendere azioni istintive, fretta di replicare e animosità che pregiudicano la comprensione di quanto si sta dicendo. L’udito guarito è», allora, quello «capace di quell’attenzione benevola che sa imparare, lasciarsi consolare e sentire la ferita del rimprovero, non come un affronto che offende, ma come una carità che edifica», se si tratta di una critica costruttiva.
Pensando all’olfatto, mons. Delpini denuncia la tendenza contemporanea ad abituarsi all’olezzo del peccato. Il cristiano, però, sa distinguere e «[…] apprezzare il buon profumo di Cristo, avendo fiuto per il bene, predisponendo a gustare ciò che è buono» anche il fratello in umanità desideroso di incamminarsi lungo la via pulchritudinis. Il profumo è spesso associato ad una buona pietanza: ecco allora “aggiustato” anche il senso del gusto. «Lo Spirito di Dio può guarirlo e fare apprezzare ciò che è buono, fa bene e mantiene in salute il corpo» avendo come “fine ultimo” la salvezza dell’anima.
L’arcivescovo osserva che «il tatto non ammette un rapporto a senso unico: non si può toccare senza essere toccati». In un tempo in cui si avverte un drammatico analfabetismo relazionale, «lo Spirito insegna la delicatezza rispettosa della carezza che offre conforto, il tocco delicato che recupera l’escluso, che abbatte la distanza dell’umanità malata in nome della più alta fraternità. Le mani guarite esprimono la cordialità generosa della stretta di mano che stringe alleanza, promette pace, celebra la riconciliazione».
Lunedì, 27 gennaio 2020






