Mons. Delpini chiede alla Madonna di prenderci per mano, nel momento in cui la Chiesa si appresta ad uscire da un nuovo “cenacolo” con l’avviarsi della fase 2 anche dal punto di vista liturgico.
di Michele Brambilla
In vista della festa convenzionale della mamma (10 maggio), mons. Mario Delpini mette in campo il suo talento di fabulatore raccontando una fiaba che ha come protagonista un’intera famiglia: una mamma, un papà e le loro tre figlie. Nella vicenda questa famiglia attraversa un castello fatato, all’interno del quale vivono una serie di figure allegoriche. Il padre all’inizio è un po’ titubante, ma la moglie lo prende per mano e lo convince ad entrare: «fu allora che mamma Rosa lo prese per mano gli fece coraggio e videro che la porta antica e invitante era socchiusa, l’aprirono e oh!, meraviglia: si fece avanti Letizia», la loro prima figlia.
Nel racconto ricorre più volte il gesto del prendersi per mano. È il desiderio di un contatto, di un conforto visibile che agli ambrosiani manca da quel triste 23 febbraio nel quale sono state celebrate le ultime Messe con il popolo e sono state sospese anche le attività ricreative degli oratori. Il 7 maggio arriva, però, la bella notizia della firma del protocollo che consente la ripresa delle celebrazioni liturgiche a partire dal 18 maggio, con alcuni accorgimenti sanitari, il più evidente dei quali è il numero chiuso. I parroci sono stati invitati a contare i posti a sedere nelle chiese per mantenere il distanziamento sociale e a celebrare all’aperto in caso la navata fosse troppo angusta per garantire le distanze tra le persone presenti. Vengono anche autorizzati a moltiplicare le celebrazioni per separare i gruppi più numerosi.
La sera di quello stesso 7 maggio mons. Delpini prega il S. Rosario nel santuario della Madonna del Bosco di Imbersago. L’arcivescovo chiede alla Vergine di prendere per mano la Lombardia e l’Italia in questo particolare momento di transito, ma si permette anche uno sguardo retrospettivo sui mesi della “fase 1” e chiede: «come chiameremo questi giorni del tempo pasquale 2020? Alcuni li chiameranno i giorni del virus, i giorni del Covid 19; alcuni li chiameranno i giorni del disastro che ha fermato il mondo; alcuni li chiameranno i giorni della vita impossibile», dei saluti impediti «[…] nello strazio dei familiari e degli amici che sono morti e non si può neanche celebrare il funerale: alcuni li chiameranno i giorni dell’ozio, i giorni della noia, i giorni della paura». Per il cattolico, però, è sempre possibile un’altra lettura: «noi li chiameremo i giorni del cenacolo. “Gli apostoli ritornarono a Gerusalemme … entrati in città, salirono al piano superiore, dove erano soliti riunirsi … erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù” (At 1,12ss)».
Mons. Delpini si immedesima e invita ad immedesimarsi nei sentimenti degli Apostoli mentre attendevano assieme alla Vergine la discesa dello Spirito Santo, che li avrebbe inviati nel mondo a predicare il Vangelo. L’arcivescovo immagina che si rivolgessero alla Madonna, presente in mezzo a loro, con le parole conclusive dell’Ave Maria: «e tu Maria, prega per noi, adesso e nell’ora della nostra morte». Non c’è momento dell’esistenza che non sia ricompreso sotto il manto della Madre di Dio. Area degli allegati
Lunedì, 11 maggio 2020






