Il ritorno delle celebrazioni con il popolo significa ricominciare a porsi in maniera missionaria nei confronti dei nostri contemporanei, come esorta la “lettera a Tommaso” di mons. Delpini.
di Michele Brambilla
Poco prima delle 7.00 del 18 maggio un gruppo di fedeli commossi varca la soglia del Duomo di Milano per partecipare alla Messa che dà ufficialmente il via alla “fase 2” religiosa, con il ritorno delle celebrazioni con il popolo nelle chiese. Il ripristino del culto pubblico avviene nel 100° anniversario della nascita di san Giovanni Paolo II (1920-2005). Mons. Mario Delpini scrive una lettera ai fedeli, nella quale commenta le disposizioni governative con queste parole: «la macchinosità di questa ripresa feriale mi ha fatto venire in mente questa immagine: quando uno ha subìto un trauma, poi deve fare un periodo di riabilitazione», che comporta una ripresa graduale delle funzioni ordinarie. Così è per la Lombardia e l’Italia tutta in questa “fase 2”.
In settimana l’arcivescovo ha modo di incontrare più volte il suo popolo. Il 20 maggio, per esempio, si porta a Treviglio, nel santuario della Madonna delle Lacrime, per celebrare una Messa in suffragio delle vittime della pandemia. I fedeli si dispongono ordinatamente a scacchiera come prescrive il protocollo firmato dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal governo, debitamente illustrato dall’Avvocatura della Curia milanese.
Il 23 maggio sera l’attesissimo appuntamento della veglia in Traditio Symboli con i catecumeni: doveva svolgersi, come indica il nome stesso della celebrazione, il sabato che precede la Domenica delle Palme, detto appunto “in Traditione Symboli”. Viene, invece, recuperata alla vigilia della VII domenica di Pasqua con tutte le dovute cautele. Il titolo è tratto dalla Lettera ai Filippesi, Fil 4,4: «siate sempre lieti nel Signore». Lieti per averlo ritrovato nei Sacramenti, lieti di poterlo annunciare di nuovo nelle nostre strade. Mons. Delpini dal pulpito scrive allora a san Tommaso, l’apostolo del «“io non credo”», dietro cui si celano tutti i dubbiosi dell’epoca postmoderna.
«Caro Tommaso, che dici: “io non credo”, sono contento che sei tornato. Dove sei stato», chiede l’arcivescovo, «perché te ne sei andato? Forse non riuscivi più a sopportare noi, questo gruppo di discepoli inadeguati al Maestro, per i nostri discorsi così banali e deprimenti o per le nostre rivalità e desideri di primeggiare o per le nostre ottusità?».
Mons. Delpini domanda ancora: «Perché sei tornato? Torni con le ferite e le umiliazioni di una delusione? Torni con la nostalgia di una amicizia? Torni con il desiderio di ripensare a Gesù, alla vita condivisa con lui?». Siamo, infatti, quelli di sempre, vale a dire testimoni inadeguati, ma pur sempre testimoni che fanno intravedere qualcosa, Qualcuno che va oltre noi stessi, come hanno saputo cogliere i catecumeni che si apprestano a ricevere il Battesimo. «Caro Tommaso, sei tornato, ti sei sentito accolto, prendi parte volentieri a quello che facciamo, ma continui a dire: “Io non credo”», ma non devi temere, dice l’arcivescovo, perché il Signore è paziente anche con te. «Ti scrivo», infatti, «non per convincerti, ti scrivo non per farti una lezione, non per rimproverarti. Ti scrivo perché Gesù viene oggi, a porte chiuse e sta in mezzo e si rivolge a te, Tommaso. È Gesù colui che dà origine alla fede e la porta a compimento (Eb 12,2). Perciò, caro Tommaso, che dici: “io non credo”, tieni fisso lo sguardo su Gesù», intingi le mani nelle Sue piaghe, che parlano di una morte ingiusta, ma vinta per sempre. «Tommaso, guarda l’amore, tocca l’amore. Gesù è venuto per te, Gesù è qui per rivelarti che l’amore è invincibile, che la morte di Gesù per amore ha sconfitto la morte»: credigli con l’umiltà del bambino, «lasciati amare. Lasciati commuovere dall’amore che si sacrifica per te, per noi, per tutti. Lasciati accogliere da questa comunità di poveri discepoli mediocri: è qui che è presente Gesù, è qui che lo incontri, è qui che ti parla! E noi, insieme, abbiamo la responsabilità di non tacere: “Abbiamo visto il Signore!”».
Lunedì, 25 maggio 2020






