L’omelia di S. Ambrogio è un appello a chi si sente solo e disperso nella metropoli, perché ritrovi la speranza e l’amore nella grande comunità dei credenti in Cristo
di Michele Brambilla
Come denunciato nel discorso alla città 2020, il 40% dei cittadini di Milano è single, spesso per scelta. Una tragedia nella tragedia della pandemia, che disarticola di per se stessa i legami affettivi, specie se non appartenenti al nucleo familiare. Nel corso dell’omelia del pontificale di S. Ambrogio, la mattina del 7 dicembre, mons. Mario Delpini decide di rivolgersi proprio a questa Milano “abbandonata”: «c’è una parola per te, che hai l’impressione di non contare niente per nessuno, per te che sei solo e come perduto nell’anonimato della città, per te che non sei a casa tua e perciò non abiti da nessuna parte, per te che vivi qui pensando a un altrove dove era più facile comunicare, sentirsi parte della famiglia o del villaggio o della città, per te c’è una parola», ed «è la parola del buon pastore che ti chiama e ti invita: è la voce amica di Gesù che desidera che anche tu sappia di essere atteso, ti essere chiamato a entrare nella famiglia degli amici di Dio, perché ci sia un solo gregge e un solo pastore».
Si tratta, spesso, di persone confuse dal punto di vista intellettuale, prigioniere dell’individualismo postmoderno. Allora «c’è una parola per te uomo e donna del mio tempo che ti senti smarrito, come se la vita e la storia fossero una confusione senza senso. Una parola per te che ti sei convinto che le domande serie non hanno risposte, che i cammini degli umani sono sentieri interrotti che non portano da nessuna parte, che le disgrazie e le fortune ti capitano addosso e non c’è altro da fare che cercare rifugio in qualche angolino tranquillo»: il vero rifugio nella tempesta è la Chiesa, prefigurata nell’arca di Noè.
Molti si sentono schiacciati dalla loro storia personale, carica di peccati e di scelte esistenziali sbagliate. Ecco allora l’arcivescovo rinnovare l’appello: «se ti senti una persona da niente la parola di Gesù ti rivela l’altezza della tua vocazione; se ti senti smarrito e confuso per quello che capita, la rivelazione del mistero di Cristo ti invita a contemplare il compiersi del desiderio di Dio di rendere partecipi tutti della sua vita; se ti senti peccatore oppresso dalla tua storia sbagliata, l’annunci del perdono di Dio ti apre alla speranza e alla possibilità di rimediare e alla vocazione a costruire una vita bella, santa, lieta».
L’arcivescovo non si limita alle parole, ma l’11 dicembre si porta in viale Padova, uno dei quartieri più multietnici di Milano, per benedire le case e gli esercizi commerciali. Mentre i negozi sono aperti perché la Lombardia è divenuta zona arancione (gialla a partire dal 13 dicembre), le regole prescritte dalla stessa Curia impongono che la benedizione delle case possa avvenire solamente convocando nella chiesa parrocchiale le famiglie che si intendeva visitare di persona: così fa anche mons. Delpini quel pomeriggio, nella parrocchia di S. Giovanni Crisostomo.
Nel frattempo, il 10 dicembre, l’arcivescovo visita anche al monastero copto di Lacchiarella: «è la prima volta che, come arcivescovo, compio questa visita, ma spero di poterne compiere altre, condividendo la fede e la cordialità dell’incontro fraterno». Cattolici e copti sono alleati nel ricordare il vero messaggio del Natale: «il mistero del Natale è che il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo perché tutti possano diventare figli di Dio. Occorre essere alleati nella preghiera».
Lunedì, 14 dicembre 2020






