Le emergenze del nostro tempo si affrontano anche e soprattutto con la preghiera
di Michele Brambilla
Riecco il Carnevale. Riecco la I domenica di Quaresima. Date da sempre care al popolo cristiano, ma quest’anno portano con sé anche il ricordo dei momenti peggiori dell’emergenza pandemica che stiamo ancora vivendo. «Nell’anno 2021, a Dio piacendo, celebriamo di nuovo la Pasqua secondo la tradizione cattolica in rito ambrosiano e in rito romano», scrive mons. Mario Delpini nella lettera pastorale per la Quaresima: «vorremmo che non fosse solo una replica di abitudini acquisite: chiediamo la grazia non solo di celebrare di nuovo la Pasqua, ma piuttosto di celebrare una Pasqua nuova». La trepidazione dei fedeli cattolici è palpabile e l’arcivescovo auspica che ne scaturisca una profonda conversione dei costumi e della mentalità: «infonda Dio sapienza nel cuore perché ci sia dato di conoscere con più intensa gratitudine e con più profonda commozione il mistero di Cristo». «Solo persone nuove possono celebrare la Pasqua nuova, perché, ricolme della pienezza di Dio, si radunano, pregano, cantano, con cuore nuovo. Pertanto», auspica mons. Delpini, «più seria e attenta dovrà essere la celebrazione della Quaresima, accogliendo la Parola che chiama a conversione.
La sapiente pedagogia della Chiesa conduce al cuore del mistero con la celebrazione dei santi misteri, la proclamazione della Parola di Dio, l’indicazione di opere di misericordia. È giusto riconoscere che la “proposta pastorale” è già scritta» nella stessa liturgia ambrosiana, che nella Settimana Santa raggiunge davvero il suo vertice espressivo.
La fantasia dei parroci sta dando il meglio di sé nel supplire alle limitazioni che ingabbiano ancora l’azione degli oratori. L’arcidiocesi di Milano è da sempre molto attenta alle esigenze dei giovani, che stanno pagando il prezzo più alto di questa emergenza in termini psicologici. Rivorrebbero indietro la libertà di aggregazione che esisteva prima della pandemia, ma questo non può avvenire tanto rapidamente quanto desiderano. L’arcivescovo chiede a tutti i fedeli di pregare per loro: «vorrei dare voce a ragazzi e ragazze che sono sconvolti dall’isolamento, dai comportamenti incomprensibili e violenti fino alla morte di coetanei ai quali sono affezionati e si sentono in colpa per non aver capito, per non aver detto, per non aver fatto abbastanza» di fronte al disagio manifestato dall’amico/a.
Lo stesso mons. Delpini decide di recarsi a Seveso, nel santuario annesso all’ex-Seminario Minore diocesano, la sera del 21 febbraio, poche ore dopo il pontificale in Duomo (17.30), per pregarvi con questa specifica intenzione. E’ anche un modo per ribadire la presenza della Chiesa nel dibattito pubblico sull’educazione, che si infiamma attorno alla cosiddetta “didattica a distanza”. L’arcivescovo rinnova ancora una volta l’invito ad un’alleanza educativa, fondata sul principio di sussidiarietà: «vorrei che questa voce arrivasse alle istituzioni e che l’alleanza tra le istituzioni si rivelasse con maggior evidenza e incisività. Uomini e donne delle istituzioni certo condividono con me strazio e frustrazioni, insieme con impegno e passione educativa. Constatare inadeguatezza di risorse, esiti fallimentari, scelte sbagliate non può essere un motivo di paralisi, ma una provocazione a più incisiva dedicazione e una più corale concentrazione sulle priorità educative», che non si limitano alle nozioni curricolari, ma riguardano l’interezza della persona.
Lunedì, 22 febbraio 2021






