Anche la morte dell’ambasciatore Luca Attanasio richiama, secondo mons. Delpini, i fedeli e i sacerdoti ambrosiani al primato di una missione che deve essere testimonianza aperta della misericordia di Dio, specie nei confessionali
di Michele Brambilla
La prima settimana di Quaresima è funestata dall’assassinio di Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo (ex-Zaire). Attanasio era figlio spirituale dell’oratorio di Limbiate e della comunità ecumenica di Taizé: come ricorda in un messaggio lo stesso arcivescovo, mons. Mario Delpini, che il 27 febbraio celebra le esequie dell’ambasciatore, «mentre mi preparavo a far visita ai nostri missionari in Kinshasa l’ambasciatore Luca Attanasio mi ha fatto visita a Milano, perché non sarebbe stato possibile incontrarci in Congo. Era il 7 luglio del 2019.
Ricordava il suo passato in oratorio, la sua educazione nella comunità cristiana, le radici della sua scelta professionale in una considerazione della fraternità universale che nella sua stessa famiglia si è realizzata», senza derogare in nulla alla propria identità cattolica.
Gli esempi della missione ad extra devono sospingere anche la missione ad intra, a cui stimola i partecipanti agli Esercizi spirituali per la Zona I (Milano città), tenuti nella parrocchia di S. Maria di Caravaggio. Il cattolico medio avverte un clima di ostilità crescente alla predicazione cristiana, ma ai tempi di Gesù non era molto diverso; pesa anche una certa conflittualità interna al mondo cattolico, a cui si allude nella condanna del fariseismo. L’arcivescovo nella sua meditazione evidenzia che «le parabole della misericordia (la pecora perduta, la moneta perduta, il figlio perduto) sono la risposta di Gesù a questo clima ostile che lo circonda. Si scontrano due modi di intendere e praticare il rapporto con Dio», ed oggi come allora a scandalizzare è la misericordia di Dio, ovvero che il Signore “osi” amare l’uomo così com’è.
Chiede mons. Delpini: «il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo! (cfr Mc 1,15). Siamo disposti alla conversione? Conversione a che cosa? A chi?». Il cattolico che è stato raggiunto dalla misericordia del Signore non può lasciarsi contagiare dalla tristitia temporis: «il tema della gioia sembra addirittura inopportuno in questo tempo, nella situazione in cui si trovano le nostre comunità, in questo contesto sociale tribolato, nelle nostre vite complicate e spesso ferite. Forse però il cammino di conversione che noi e tutta la comunità può compiere in questo tempo di Quaresima renderà possibile vivere la gioia pasquale, che non è certo esperienza per un altro mondo, per un’altra situazione», ma è “La” risposta hic et nunc.
Dice mons. Delpini ai sacerdoti, il 23 febbraio in Duomo, durante la loro celebrazione penitenziale: «chiediamo l’intelligenza e la profondità di saper distinguere, con altri occhi, la voce della nostra paura da quella della vita, con la “V” maiuscola». Spesso «i discepoli gridano, Gesù, invece, parla, invita a un dialogo a cui anche noi siamo invitati. È questa la parola con cui il Signore rigenera i suoi discepoli. Chiediamo la grazia di essere rigenerati in questo continuo dialogo e di essere, per questo, liberati dalla mancanza di fiducia che, talvolta, si può manifestare nella preghiera; sostenuti dallo spezzare il pane e nell’ascoltare l’altro nella sua complessità e anche nella sua pesantezza». I confessionali devono diventare l’arca della salvezza per l’uomo contemporaneo, prostrato dalla pandemia e imbarbarito da un processo secolare di allontanamento dalle proprie radici culturali.
Lunedì, primo marzo 2021






