Il prete è un uomo con la casa già pronta? No, è colui che ha il difficile compito di testimoniare Cristo in questo contesto sociale, in cui comunque tornano a fiorire gli oratori
di Michele Brambilla
La mattina del 24 giugno, festa della Natività di S. Giovanni Battista, mons. Mario Delpini presiede nel coro del Duomo l’Ora media e consegna ai preti novelli diocesani le loro destinazioni. L’arcivescovo commenta: «so per certo che lo Spirito del Signore è su di voi e qualsiasi giorno potrete camminare nell’amore», citando il loro motto di ordinazione.
Mons. Delpini elenca anche quali possono essere i pregiudizi della “gioventù precaria” del XXI secolo rispetto alla “professione” del prete: «a pochi giorni dall’Ordinazione avete già un lavoro, una casa, delle garanzie sul ruolo che dovete assumere, mentre tanti altri giovani hanno preoccupazioni pratiche. Voi avete scelto e la Chiesa vi assicura il necessario: questo potrebbe far pensare che siete dei privilegiati. Guardando da fuori, questo passaggio può anche essere interpretato come una fatica, perché il prete – un tempo ammirato – in questo tempo più facilmente rischia di essere bersaglio solo di pretese». L’arcivescovo è comunque certo che «in qualunque posto voi siate, potrete camminare nell’amore» di Dio: «il motto può essere anche solo uno slogan, ma nella tradizione è come un programma e una sintesi» di quella che sarà il ministero dell’ordinando.
Cosa significhi essere sacerdoti nella Milano di quest’epoca l’arcivescovo l’ha tastato con mano visitando gli oratori di Carate Brianza il 17 giugno e quelli di Cairate, Azzate e Masnago (VA) il 24 giugno. Mons. Delpini lo fa ogni anno, come i suoi predecessori, ma quest’anno il popolo di Dio nutre maggiori speranze di poter riprendere le normali attività pastorali. La pandemia ha devastato l’esistenza di molti giovani, pertanto le domande dei ragazzi sono più profonde di quelle che si potevano sentire prima del Covid-19. Mons. Delpini risponde: «amare la vetta e desiderare la meta: per non scoraggiarsi occorre camminare insieme», ovvero riscoprire la bellezza della comunità cristiana, che ruota attorno alla presenza viva e operante del Risorto e ha come meta la Salvezza. «Ascolta Gesù», esorta ancora: «Gesù è vivo e ti parla, risponde alle tue domande… nel Vangelo, o attraverso un amico, un prete, un papà, una mamma, una persona adulta; qualche volta in un momento di preghiera in cui tu intuisci cosa ti sta dicendo il Signore. Ascoltalo, per non perdere quest’entusiasmo, questo desiderio di bene, questo senso di responsabilità per i doni che hai ricevuto. Insieme si può fare quello che uno da solo non potrebbe fare perché si scoraggia, anche fare l’animatore e l’educatore in oratorio… insieme! Siate audaci, siate coraggiosi!».
Come dice ai ragazzi di Varese, «spesso mi dicono che un atteggiamento tipico degli adolescenti è quello di non piacersi, di non essere contenti di sé, di non sentirsi all’altezza delle aspettative dei genitori. Questa è una malattia. Io sono venuto qui per dirvi che non siete autorizzati a sottovalutarvi. Non siete perfetti, né avete tutte le doti possibili, ma quello che avete, basterà, perché ciò che rende preziosa la vita non sono le doti che hai, ma le ragioni per cui queste si spendono». L’oratorio è uno dei pochi luoghi nei quali le doti dei giovani vengono spese non a fini di lucro o per far emergere il primato personale, ma a disposizione di tutta la comunità. Servire Dio è regnare: il Re sa valorizzare appieno i talenti dei suoi cavalieri.
Lunedì, 28 giugno 2021






