Può esserlo solo, ammonisce l’arcivescovo, chi ama la vita
di Michele Brambilla
La mattina del 25 settembre, nell’omelia per le ordinazioni diaconali, mons. Mario Delpini descrive così la missione dei neo-ordinandi, destinati a diventare preti nel 2022: «chiamo voi, uomini di fede, a ricevere l’ordinazione diaconale, perché cerco collaboratori, ministri ordinari, fedeli laici, consacrati e consacrate per porre rimedio alla grande rovina. La casa cadde e la sua rovina fu grande». La casa di cui si parla è quella che nel Vangelo (Mt 7,24-27) è costruita sulla sabbia e l’arcivescovo la trasforma in una metafora trasparente del mondo post-moderno: «la presunzione del progresso indefinito e risolutivo di ogni nemico dell’umanità si è rivelata una illusione; lo sfruttamento scriteriato del pianeta per trarne infinite risorse per l’avidità degli umani si è rivelato un danno tremendo per gli stessi sfruttatori e ancor più per gli sfruttati; l’arroganza dei potenti di dominare la terra si è scontrata con l’invincibile nera nemica», la morte, «che non distingue poveri e ricchi». Gli ordinandi e tutti i cattolici con loro sono chiamati ad edificare la casa sulla roccia: «per porre rimedio alla grande rovina e contribuire a costruire la casa dell’uomo saggio si deve costruire sul fondamento solido, su Gesù», come fecero i nostri antenati.
La confusione creata dalle ideologie moderne alberga in particolare nel cuore dei giovani, i quali, privati di valori autentici, di fronte alla pandemia e alle sue conseguenze sociali si sono sentiti smarriti, reagendo spesso in modo autolesionistico. L’arcidiocesi di Milano ha quindi deciso di aprire un anno speciale dedicato alla pastorale degli adolescenti, intitolato «Ama questa (si che è) vita». Del titolo sono importanti sia le parole all’esterno che all’interno della parentesi: la vita è un dono grandissimo di Dio, che non si può sprecare né vilipendere. D’altro canto, è vita piena quella che è sostenuta da valori solidi, che danno significato all’esistere: sono coloro che vivono senza principi che giungono, presto o tardi, a disprezzarla.
Per evitare la deriva nichilista bisogna insegnare agli adolescenti che frequentano gli oratori a rimettere Cristo al centro delle proprie decisioni, dalle più banali a quelle che riguardano il valore stesso della vita: «Gesù maestro ci dice che la vita è benedetta da Dio e che, anche se non è tutto perfetto, si vive per essere una benedizione. Pregate con il Padre nostro, sottolineando la parola “Padre” che troppo facilmente richiama l’immagine del papà. Mentre il Padre lo impariamo da Gesù, così conoscerete Dio», dice mons. Delpini il 30 settembre ai partecipanti alla serata di presentazione dell’anno adolescenti.
Il Signore, a volte, è dipinto ai ragazzi come tollerante fino all’eccesso: è ora, secondo l’arcivescovo, di ricordare che, invece, la fede cattolica è esigente, va testimoniata e trasmessa in maniera coerente al suo dettato. Nella lettera che mons. Delpini dedica agli adolescenti e che dal 1 ottobre è acquistabile in libreria c’è scritto: «ciò che rende preziosa la tua vita non sono le doti che hai, ma le ragioni per cui le spendi». Li esorta a non essere dei semplici “followers” dei personaggi alla moda, ma dei veri e propri “fellowers”, cioè credenti che interpretano il mondo con il pensiero di Cristo e difendono il valore della propria stessa vita di fronte ai miasmi della “cultura di morte”, che approfitta del disorientamento dei giovani per arruolare dei complici. Valore della vita e ricostruzione post-pandemica sono strettamente correlati.
Lunedì, 4 ottobre 2021






