L’arcivescovo visita le cave di Candoglia, dove si estrae tutt’ora il marmo che serve ai restauri del Duomo di Milano
di Michele Brambilla
La cava di Candoglia, comune di Mergozzo, è luogo nel quale, a partire dal 1387, è stato estratto il marmo rosato con il quale fu edificato il Duomo di Milano. La Veneranda Fabbrica attinge ancora oggi alla medesima “Cava Madre” per prelevare la pietra necessaria ai restauri delle sculture o delle parti architettoniche della cattedrale. Il 15 ottobre l’attuale presidente, l’imprenditore Fedele Confalonieri, accoglie alla cava mons. Mario Delpini, che poi celebra la Messa nella parrocchiale di Mergozzo. Vuole essere «un momento di ringraziamento per tutto ciò che Dio ci ha donato e per il lavoro di tante persone che rendono il Duomo un monumento non del passato», ma del presente e del futuro di Milano.
L’arcivescovo nella sua omelia fa riferimento a tre timori che percorrono gli ambrosiani in questo momento storico: «mi pare che possiamo individuare tre paure alle quali Gesù ci invita a non cedere. La prima è quella mascherata dall’ipocrisia, quando si mostra qualcosa che non è dentro il cuore per nascondere quello che c’è davvero o che abbiamo fatto. La paura che siano scoperti da altri i pensieri volgari, gli atteggiamenti risentiti, i rancori che ancora rodono dentro». Secondo mons. Delpini «c’è il rimedio che può suggerire la cava: quello scavare in profondità trovando cose preziose». Nel cuore dei milanesi palpitano ancora le radici cristiane della nostra civiltà: «siamo tutti peccatori, ma se andiamo nel profondo, troviamo il bene, perché siamo molto meglio di quello che pensiamo. Siamo come la montagna che nasconde il marmo pregiato per costruire la Cattedrale, qualcosa di prezioso che rende bella la Chiesa. Bisogna cercare la profondità nell’interiorità ed essere davanti a Dio con sincerità».
Pensieri non molto mainstream. L’arcivescovo ne è consapevole e parla «di ciò che gli altri possono farci, del volere male, dell’abbandonarci, non sempre o soltanto con la persecuzione violenta che uccide il corpo, ma con ciò che ferisce e mortifica», ovvero la persecuzione “morbida” delle elites culturali contemporanee, che non versano il sangue dei cattolici europei, ma cercano comunque di soffocare le radici culturali del continente imponendo un “pensiero unico” oppressivo. Il cattolico sa, però, che c’è qualcosa di gran lunga superiore alle opinioni mondane: «la parola di Gesù che non ci abbandona mai ci dice che la ragione per cui siamo importanti e valiamo è l’anima, il rapporto con Dio. Non siamo autorizzati a perdere la stima di noi stessi» a causa dei condizionamenti “esterni”, perché il Signore, che scrive diritto sulle nostre righe storte, continua a fidarsi del suo popolo. Questo significa «avere fiducia nella provvidenza di Dio che non si dimentica di noi, per cui ogni situazione può diventare occasione». Vale anche per quest’epoca confusa, nella quale «chiediamo a Maria la fede semplice e profonda che ci aiuta a vincere le nostre paure. La paura che noi siamo sbagliati, riconoscendo invece che in noi vi è l’immagine di Dio che supera i nostri limiti e peccati; la paura degli altri che vinciamo quando ci attacchiamo al Signore; la paura di ciò che può succedere, affidandoci alla Provvidenza di Dio».
Lunedì, 18 ottobre 2021






