L’invito dell’arcivescovo al convegno «Essere prossimi alle fragilità: Chiesa creativa»
di Michele Brambilla
Mons. Mario Delpini è invitato a portare la voce della Chiesa al convegno «Essere prossimi alle fragilità: Chiesa creativa», tenutosi presso il Centro Culturale Angelicum di Milano la mattina del 28 ottobre. Al convegno partecipano anche il governatore Attilio Fontana e l’assessore regionale alla sanità Letizia Moratti, impegnati in una riforma complessiva del servizio sanitario regionale.
L’arcivescovo condensa il suo intervento nell’esortazione «guardarsi dai nemici, coltivare una spiritualità, avviare percorsi». Subito precisa che «i nemici naturalmente non sono persone o istituzioni, ma atteggiamenti sbagliati: per esempio la miopia, non guardare abbastanza lontano, oppure l’emotività nella reazione alle notizie che spesso danno un’idea distorta di quello che succede, o ancora l’avidità di fronte a disponibilità di grandi risorse che ora arrivano dall’Europa e fanno nascere l’idea di ottenere qualcosa anche se non è dovuto».
Un invito all’umiltà che si accompagna ad un’ulteriore precisazione, espressa in un’intervista rilasciata sulla soglia dello stesso Angelicum: parlando dell’attuale pandemia, mons. Delpini ricorda che «c’è voluto tempo a capire come si fa a curare» il Covid-19, ma «è stato necessario prendersi cura delle persone a prescindere» dalle possibilità di successo. Un concetto che l’arcivescovo “generalizza”: «questa mi pare che sia la filosofia degli hospice e quella di tutti coloro che si dedicano delle malattie incurabili e non escludono che bisogna prendersi cura del malato» anche quando non ci sono più speranze di guarigione.
La Chiesa lo fa dalle origini, rammenta lo stesso mons. Delpini: «questo fa parte della trazione della Chiesa. Quando ancora la società civile non sapeva che esistevano i malati, la Chiesa ha creato gli ospedali, le case per i disabili» e tutte le altre forme di assistenza. L’arcivescovo ribadisce: «fa parte del DNA della Chiesa lasciarsi interpellare dal bisogno o rispondere con la generosità che confida nella Provvidenza e nella collaborazione dei cristiani e della società» stessa, ammonendo in questo modo sia il mondo laico, sia il laicato cattolico, spesso tentato di seguire, su questi argomenti, la mentalità contemporanea.
La Chiesa continua a difendere l’autentica dignità di ogni uomo e di ogni donna, dal concepimento alla morte naturale. Riguardo agli ospedali cattolici, «coltivare una spiritualità significa essere fedeli al carisma dei fondatori dei vari istituti che fanno parte di questo mondo dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria cattolica. Fondatori che con l’aiuto di tanti hanno dato vita a ciò che è arrivato a noi. Occorre non ridursi solo a un’attività operativa: spiritualità, oltre che fiducia in Dio, significa avere una visione illuminata e comprensiva dei problemi». Illuminata dalla fede: soprattutto in questo campo occorre professare e applicare integralmente il pensiero di Cristo.
Mons. Delpini non nasconde che «ho raccolto oggi un certo disagio dei nostri enti sul tema dei rapporti istituzionali, il non sentirsi sufficientemente considerati e ascoltati dall’amministrazione pubblica nel servizio che svolgono», in un’epoca di revance statalista, caratterizzata da ideologie che guardano con fastidio alle testimonianze dell’operosità cristiana e alla loro etica. Difficoltà che non esentano dal dovere di proclamare la Verità opportune et importune, o dall’incrementare queste opere e queste collaborazioni con un autentico spirito missionario, affinché ancora una volta il mondo sia conquistato dallo stile “diverso” dei cristiani.
Martedì, 2 novembre 2021






