Messaggio dell’arcivescovo ai centri culturali cattolici per ribadire l’importanza di dire la Verità nel mondo post-moderno
di Michele Brambilla
La settimana dal 21 al 27 novembre è, a Milano, la Settimana del centri culturali cattolici. Mons. Mario Delpini è conscio dell’importanza che riveste fare cultura “bene”, da cattolici, in un tempo come il nostro, infatti nel suo messaggio dice: «la fatica non vi ha scoraggiato e nemmeno le complicazioni che la pandemia ha imposto» dal punto di vista degli eventi pubblici (molti centri culturali si sono attrezzati per realizzare webinar, spesso più partecipati delle loro ordinarie iniziative “analogiche”). Come ha sempre detto, ogni tempo è occasione, e la pandemia rappresenta forse il momento in cui ricordarsi che «abbiamo qualcosa da dire e da dare nel nostro territorio, così contratto dalla prudenza, ma capace di reagire» alle difficoltà quando si riaggancia ai valori e alle radici culturali che lo hanno sempre caratterizzato.
L’arcivescovo ribadisce: «il momento di partire è adesso, perché, per come vedo le cose, c’è una ripartenza, ma il pericolo è che prevalga la frenesia, per cui non si riparte con un umanesimo, ma con un’attività che, più che far crescere l’uomo e la donna, rischia di asservire» gli uomini del nostro tempo a dinamiche disumane, che approfittano della confusione per stringere la presa sulla società e soffocare quel che rimane dell’antico ordine.
I cattolici non devono farsi prendere dalla nostalgia e neppure dallo sconforto. Mons. Delpini ripete che «questo è il momento» biblicamente favorevole «perché voi siate espressione della nostra Chiesa, della Chiesa cattolica che contrasta quella impressione di insignificanza per cui pare che non si abbia niente da dire sull’economia, sull’arte, sulla vita sociale». La dottrina sociale della Chiesa esiste, il Vangelo ha plasmato e può tornare a formare una civiltà completa, che non ha nulla da invidiare ai presunti concorrenti. In proposito, l’arcivescovo lancia un monito ai centri culturali cattolici: «il vostro è un servizio alla comunità cristiana che suggerisce che c’è qualcosa da compiere» in questo mondo, ovvero dare un’incarnazione alla fede nel Dio incarnato, che non si è limitato a stare nei cieli, ma ha voluto condividere la nostra sorte umana e ci indica la via per il successo autentico.
Nel corso dell’Avvento mons. Delpini riprende l’appuntamento con il Kaire serale sui media diocesani, in un clima vigile ma più disteso rispetto a quello dell’anno precedente. Ha così modo di mettere l’accento su alcuni ministeri nella Chiesa e sugli ambienti che compongono la vita cittadina: la famiglia, la Caritas…Scrive anche una lettera ai cantori delle celebrazioni liturgiche, ministero assai prezioso anche in questi frangenti pandemici: «la liturgia senza canti diventa una monotonia di parola: il mistero grande di Dio e della Pasqua di Gesù si offre anche in una liturgia unicamente parlata, anche in un’assemblea dispersa e depressa. Ma il mistero comunica una gioia che domanda di farsi canto, musica, danza, sorrisi, abbracci». Le celebrazioni liturgiche devono essere l’espressione di una redenzione compiuta, che si incarna e diventa vita, pertanto «esprimo la mia riconoscenza perché sono consapevole dell’aiuto che il coro e gli strumenti musicali offrono alla preghiera, al clima gioioso delle celebrazioni delle feste, all’atmosfera di riflessione nelle celebrazioni dei lutti della comunità», affinché ogni cosa sia ricapitolata in Cristo (Ef 7,1-10).
Lunedì, 29 novembre 2021






