Nonostante la nostra protervia, «Dio si ostina a essere salvatore, vuole fare alleanza con l’umanità»
di Michele Brambilla
«Ho ricevuto un rimprovero da una personalità illustre, saggia», dice mons. Mario Delpini nel messaggio augurale per l’arcidiocesi, poco prima di celebrare in Duomo, finalmente all’orario “giusto”, la Messa in Noctu: «quando gli ho detto “Auguri, professore!” e lui mi ha detto: “lei non deve farci gli auguri, deve darci una benedizione». Una provocazione che l’arcivescovo coglie e ne approfondisce il significato: «la benedizione di Natale dice che Dio si ostina ad essere salvatore, vuole fare alleanza con l’umanità, e la memoria della nascita di Gesù e la celebrazione del Mistero che dà contenuto al Natale è benedizione». Dio benedice, benedice la terra, gli uomini, consola ogni dolore, entra nelle solitudini più impenetrabili, richiama alla vita anche questo mondo disastrato, esulta per ogni fremito e progetto di bene. «Tutti», rimarca, «si sentano alleati di Dio, e perciò elevati alla dignità altissima di essere chiamati alla perfezione nella carità».
Bellissima la poesia che mons. Delpini allega ai biglietti di auguri distribuiti in Duomo, in cui fa dialogare san Giuseppe e la Madonna: «“Dove andiamo, Giuseppe?” “Non so, Maria, ma andiamo insieme”. L’amore rende amabile ogni cammino». Un dialogo umanissimo, commovente: «“Abbiamo quanto basta, Maria?” “Non so, Giuseppe, ma abbiamo Gesù». Il punto decisivo è proprio questo: «Maria e Giuseppe promettono un santo Natale di amore, fede e speranza: offrono Gesù», l’Unico necessario, come scriveva da arcivescovo di Milano san Paolo VI.
Gli uomini contemporanei, dice mons. Delpini nell’omelia della Messa nella Notte Santa, implorano: «per favore non aprite quella porta: nessuno deve vedere l’angolo squallido della casa, il deposito dove abbiamo gettato i cocci dei sogni infranti. Non aprite quella porta, non entrate in quella stanza dove si sono accumulati i nostri errori e fallimenti, le recite patetiche per nascondere i drammi inconfessabili». «Perciò il mondo», ipotizza l’arcivescovo, «ha respinto la luce, perché rimanesse segreto l’intimità inquietante e la ferita vergognosa, insopportabile». Ciononostante, «nel buio delle paure, nel buio delle vergogne, nel buio dei fallimenti viene nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Non è, come il mondo teme, una luce sfacciata, una luce violenta, una luce spietata che aggredisce, condanna. È la luce gentile, è la presenza amica, è la parola ragionevole, è la bellezza che genera lo stupore, è la verità struggente della misericordia» di un Dio che non si arrende alla follia dell’uomo, ma continua instancabilmente a chiamarlo alla vita vera.
Mons. Delpini esorta: «questo tempo non è certo privo di inquietudini e complicazioni, eppure se accogliamo la luce amica, troveremo motivi di gioia e sentiremo il fondamento della speranza. Portate a chi incontrerete la testimonianza che Gesù è in mezzo a noi».
Lunedì, 27 dicembre 2021






