Mons. Delpini “pellegrino” nella città, per risvegliare in ogni quartiere il desiderio di una vita piena, di cui la Chiesa annuncia le ragioni profonde
di Michele Brambilla
Il Corriere della Sera pubblica il 31 dicembre, poche ore prima del Te Deum di Capodanno, un’intervista a mons. Mario Delpini, che spiega con quale ottica affronterà l’annunciata visita pastorale della metropoli meneghina. Dice l’arcivescovo: «la visita pastorale alla città è il mio pellegrinaggio dei mesi a venire. Sono un pellegrino: cerco Dio. Sono un pellegrino: benedico fratelli e sorelle in nome di Dio. Riconosco e ringrazio perché trovo i segni della presenza di Dio dappertutto: Dio non classifica i quartieri distinguendo periferie e altro. Neppure io», siccome, dal punto di vista ecclesiale, «dappertutto ci sono i preti, le suore, gli spazi che raccolgono la gente per le feste, per la solidarietà, per deporre, almeno per un momento, i pesi insopportabili. Dappertutto ci sono uomini e donne di buona volontà: vado a conoscere e ringraziare. Dappertutto ci sono lacrime, famiglie spezzate, amarezze inconsolabili, ambienti degradati, contesti di violenze e prepotenze».
La “Milano-bene” si crede spesso esente dai mali che affliggono altre metropoli: «anche provare vergogna può far bene. Non amo attribuire colpe e rivolgere accuse in generale. Un po’ di vergogna la provo anch’io. Non abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare. Non abbiamo avuto coscienza di quale prezzo avesse il nostro benessere. Forse non siamo disposti a riconoscerlo neppure quando ce lo dicono in faccia i lavoratori sottopagati, i morti sul lavoro, i bambini minatori». Mons. Delpini suggerisce, pertanto, di leggere le riviste missionarie, che parlando di ciò che viene sottaciuto dagli altri media ci mettono davanti agli effetti concreti di certo presunto “benessere”. Denuncia la vacuità delle “parole talismano” propalate dai politici “progressisti”: «ci sono le parole magiche: sostenibilità, alleanza tra le istituzioni, rivoluzione ecologica. Fanno immaginare una riforma complessiva e radicale del “mercato del lavoro”. Per conto mio non ardisco pronunciare parole magiche. Preferisco fare l’elogio degli artigiani del bene comune: quelli che aggiustano il mondo a poco a poco, un pezzo per volta», senza pretese palingenetiche. Sarebbe meglio, piuttosto, fermare la corsa all’imitazione delle megalopoli di altri continenti, dove attorno ai grattacieli della “upper class” si affastellano le favelas di chi non è coinvolto dalle dinamiche del turbo-capitalismo più o meno green. La città storica italiana, con il suo clima di comunità, è già un modello più che sufficiente per creare uno sviluppo urbanistico sano, rispettoso della persona e dei suoi valori.
A proposito di valori, l’arcivescovo è incalzato dall’intervistatore sull’emergenza spirituale. Mons. Delpini la considera impregnata di “cultura di morte” e, utilizzando una metafora molto efficace, specie di questi tempi, suggerisce un’alternativa alle cure palliative. No, non quella alternativa, ma il suo esatto opposto: «l’emergenza spirituale è il frutto di una diagnosi sbagliata: non è vero che devi morire» nel senso di “evadere nel nulla”, ma «c’è una promessa di vita, di vita felice, di vita dedicata. Questa promessa ti offre una speranza. Questa promessa ti chiama come una vocazione. Io sono testimone di questa promessa. Perciò dico: non rassegnatevi alla morte, non accontentatevi di cure palliative. Vivete», perché la gloria di Dio è l’uomo vivente e non c’è uomo più glorioso di colui che accoglie Cristo risorto, primizia di ogni altra vittoria.
«Non so a che punto siamo nel far fronte all’emergenza spirituale», confida, «ma noi cristiani, come tutti gli uomini e le donne che hanno una visione seria della vita, siamo incaricati di offrire ai ragazzi buone ragioni per diventare adulti, di offrire agli uomini e alle donne che si amano buone ragioni per aver fiducia gli uni negli altri e scommettere sulla fedeltà reciproca, offrire alle coppie buone ragioni per avere figli, offrire a tutti buone ragioni per dedicarsi all’impresa di aggiustare il mondo e di dare alla società e al pianeta un volto che renda desiderabile abitarvi, offrire ai nonni buone ragioni per vivere e lasciare in eredità la fede e la speranza».
Lunedì, 3 gennaio 2022






