Mons. Delpini, nell’omelia dei funerali di mons. Luigi Negri, riconduce l’ecclesiologia dell’arcivescovo emerito di Ferrara al suo nocciolo incandescente
di Michele Brambilla
L’anno nuovo per l’arcidiocesi di Milano si apre con le esequie di mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, deceduto il 31 dicembre 2021 a Cesano Boscone, dove era ricoverato da tempo. Tracciamone un breve profilo biografico.
Luigi Negri, nato a Milano il 26 novembre 1941, fu educato nella parrocchia periferica di S. Andrea, per poi approdare al Liceo Berchet. Lì incontrò il servo di Dio mons. Luigi Giussani, suo professore di Religione, che lo coinvolse nel movimento di Gioventù Studentesca, da cui, dopo il 1968, nacque Comunione e Liberazione. Assieme al futuro cardinale Angelo Scola fece parte del del “Gruppo adulto”, ovvero quel gruppo di “ciellini della prima ora” che desideravano consacrarsi al Signore. Una volta laureato in Università Cattolica, il giovane Negri entrò nel Seminario Arcivescovile di Milano, a Venegono Inferiore, e fu ordinato sacerdote nel nostro Duomo il 28 giugno 1972 dal card. Giovanni Colombo, che gli assegnò l’insegnamento della Teologia nello stesso ateneo in cui si era laureato. Si distinse subito per il linguaggio senza sconti, che entrava nel vivo del dibattito contemporaneo: non faceva altro che proseguire il lavoro di apologetica iniziato sui giornalini cattolici del liceo. Il 17 marzo 2005 san Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di S. Marino Montefeltro, dove portò avanti la buona battaglia dalla cattedra episcopale. Il 19 giugno 2011 accolse Benedetto XVI in visita pastorale e, il 18 settembre 2012, fu significativamente inserito tra i padri sinodali del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, per poi essere promosso alla cattedra arcivescovile di Ferrara-Comacchio il 1 dicembre 2012. Seguirono altri anni laboriosi, segnati da una crescente incomprensione: certo giornalismo cominciò a contrapporlo artificiosamente al neoeletto Papa Francesco e iniziò una polarizzazione molto dolorosa anche all’interno del movimento di CL. Il 15 febbraio 2017 fu nominato come suo successore a Ferrara mons. Giancarlo Perego. Da sempre orgoglioso delle sue origini ambrosiane, mons. Negri cominciò a gravitare di nuovo su Milano, fino al “rimpatrio” quando la salute ha iniziato a declinare.
Il 5 gennaio 2022 il Duomo di Milano è stracolmo di amici e fedeli. Dopo tante incomprensioni, è il momento del “grazie” e della riconciliazione nel Signore: il prete ambrosiano Luigi Negri fa ritorno nella cattedrale in cui è stato ordinato sacerdote e vescovo, il suo feretro è deposto sui gradini dell’altare maggiore e riceve l’incensazione dell’arcivescovo. Mons. Delpini, che si è sempre mosso con carità nei suoi confronti, anche nei momenti in cui mons. Negri era trattato quasi da “appestato”, presiede la celebrazione assieme ad altri 10 vescovi, tra i quali mons. Perego, e ricorda nell’omelia che i discepoli del Signore «non si distinguono per santità, non si distinguono per una esemplare armonia e facilità di rapporti, non si distinguono per una inclinazione all’eroismo o per il coraggio della testimonianza. Sono uomini come tutti, santi e peccatori, mediocri e litigiosi, generosi e disponibili», ma «i discepoli si riconoscono perché “sono quelli che sono stati con Gesù” e formano la comunità che si raduna nella memoria e nel nome di Gesù». Questa la cifra del ministero di mons. Negri: essere “afferrati” da Cristo, incontrarLo da persona a persona e divenire testimoni della Verità, senza sconti per nessuno, come è stato per mons. Luigi Giussani. «L’individualismo che l’epoca moderna ha insinuato anche nella gente della nostra terra suggerisce di indebolire le appartenenze, di cercare nel privato il principio della propria tranquillità e la condizione per realizzare la propria identità», mentre invece «i discepoli di Gesù reagiscono all’individualismo e si radunano nella comunità imperfetta e irrinunciabile, nell’appartenenza decisiva per custodire la fede e praticare la carità ed essere testimoni della speranza seminata dalla risurrezione di Gesù. Mons Luigi Negri ha vissuto con intensità la sua appartenenza alla Chiesa, la sua appartenenza al movimento di Comunione e Liberazione con i suoi modi perentori e il suo linguaggio tagliente. E noi celebriamo oggi la Pasqua di Gesù perché si compia per lui quell’essere di Cristo che introduce nell’appartenenza alla Chiesa nella comunione dei santi».
Sono tante le cose che il mondo laico non perdona a mons. Negri; persino nella Chiesa alcuni hanno avuto ben poca misericordia dei suoi momenti di debolezza. Mons. Delpini rammenta agli uni e agli altri che «Gesù risorto, dopo aver molto insegnato, dopo aver molto sofferto, infine effonde nel luogo dove si trovavano i discepoli lo Spirito della riconciliazione: a colui a cui perdonerete… La comunità dei discepoli non è una città ideale costruita nella sua perfezione ammirevole, non è una organizzazione perfetta definita per un funzionamento garantito. È una comunità di peccatori perdonati, è sempre una trama di rapporti da ricucire, è sempre una fraternità che chiede riconciliazione, è sempre un popolo un cammino che conosce le stanchezze e le tentazioni, i doni di grazia e l’ardore per giungere fino alla terra promessa».
Mons. Negri ci dona un lascito importante: «la comunità dei discepoli non può restare un luogo chiuso per timore delle ostilità e antipatie del mondo che sta intorno: con il dono dello Spirito diventa docilità al Signore risorto, diventa missione: come il Padre ha mandato me, anche io mando voi (Gv 20,21)».
Lunedì, 10 gennaio 2022






