Le parole accorate dell’arcivescovo di Milano alla notizia dei primi scontri in Ucraina
di Michele Brambilla
Il 24 febbraio il mondo si sveglia con le notizie allarmanti provenienti dall’Ucraina, invasa dalle truppe russe. Molti temono l’inizio di una guerra mondiale, specie se la NATO dovesse dispiegare tutti i suoi alleati, ma le colpe sono riversate soprattutto sulla Russia. In varie città d’Europa si vedono cortei pacifisti e commemorazioni sotto le ambasciate dell’Ucraina. Milano non fa eccezione. Si mobilitano subito anche i cattolici e i cristiani di altre confessioni, seguendo l’appello del Papa, che durante l’udienza generale del 23 febbraio aveva giusto promosso una giornata di preghiera per la pace, da fissarsi il 2 marzo, data che per il rito romano corrisponde al Mercoledì delle ceneri.
Intervistato dai media diocesani, mons. Mario Delpini arriva a dire: «io sarei contento se si potesse immaginare, anche se so che è un’utopia, di andare là, sul confine, camminando, mettendosi tra gli avversari, recitando il Rosario in questa desolazione per dire che i cristiani cercano la pace, si mettono di mezzo, intercedono, come ricordava il cardinale Martini, e mettono a rischio se stessi perché non vi sia una tragedia irreparabile».
Fin dai primi cannoneggiamenti i fedeli si radunano nelle chiese per impetrare il dono del cessate il fuoco. Le parrocchie improvvisano subito veglie di preghiera, davanti al SS. Sacramento esposto, o la recita del Rosario. L’arcivescovo di Milano si impegna personalmente a dire una decina del Santo Rosario per la pace, ma aggiunge anche una dura condanna. Denuncia, infatti, «lo strazio che provoca questo modo di fare politica, che crea contrapposizioni, che si esprime con le minacce, che non tiene conto del popolo ma solo delle forze in campo e degli interessi in gioco, è una tragedia che umilia l’umanità», costretta ancora una volta a confrontarsi con il male atavico della discordia e, quindi, della guerra.
Il conflitto in Ucraina «è una costrizione a prendere coscienza con realismo che non c’è progresso verso la pace se le persone non lo vogliono, se le istituzioni non lo costruiscono, se coloro che hanno responsabilità non rivelano intelligenza, lungimiranza, fermezza». Il peccato sociale ha sempre uno o più peccatori in carne ed ossa come fattore scatenante. «Abbiamo la certezza», inoltre, «che ogni guerra, ogni minaccia, ogni ricatto, ogni forma di prevaricazione è un danno per tutti». Come insegna il Magistero della Chiesa, «è un danno per tutta l’umanità. E in particolare per questa gente che abita territori già da anni sottoposti a questa pressione» continua del conflitto a bassa intensità nel Donbass, che prosegue ininterrottamente dal 2014.
«Io penso che cristiani devono essere principio di pace»: sembrano avere le armi spuntate (mons. Delpini parla persino di «impotenza»), perché cosa possono fare le corone mariane di fronte all’artiglieria delle opposte fazioni? In realtà, essi confidano in Dio, che è più forte di ogni peccato.
Lunedì, 28 febbraio 2022






