Ricominciare da una riconciliazione concreta
di Michele Brambilla
La mattina dell’8 marzo mons. Mario Delpini riunisce in Duomo il clero dell’arcidiocesi milanese per la tradizionale celebrazione penitenziale che apre la Quaresima dei sacerdoti ambrosiani. Un appuntamento che si carica delle testimonianze e delle fatiche di tutto il corpo ecclesiale nel momento in cui, lasciandosi alle spalle le fasi più critiche della pandemia, il popolo cattolico è attanagliato dalla necessità di ricostruire e dalla paura di nuove rovine, vedendo il conflitto in Ucraina.
Alberto Bogdalin, aspirante magistrato, descrive la tragedia di un’adolescente che ha tentato il suicidio: «come lei ci sono tanti adolescenti con pensieri oscuri che, come sicari, attentano alla loro vita: non sono storie, ma realtà sempre più diffuse. Di fronte a questo bastano soltanto professionisti? Io oggi non ho davanti professionisti, ma uomini che hanno scelto il Signore, il cui compito è invocare lo Spirito e la vita. Abbiamo bisogno di una parola capace di sconfiggere la morte, di una persona che ha il potere di salvare, rendendoci figli di Dio», chiede francamente. La famiglia Scorsetto, chiamata in Duomo a rappresentare davanti al clero riunito la voce dei laici cattolici ambrosiani, ricorda loro che «Gesù rispetta così profondamente l’uomo che dialoga con lui e chiede quali siano le sue fatiche. La nostra famiglia, come tante altre, è impastata di terra, ma percepiamo l’infinito che dà un senso profondo all’esistenza. Stiamo nella vita ordinaria, insieme, per guardare l’orizzonte» come coppia unita inscindibilmente dal mistero di Dio.
Questo è il popolo che i sacerdoti sono chiamati a pascere nel nome di Cristo. L’arcivescovo, per parte sua, nell’esame di coscienza comunitario rammenta che «quando mi capitava più di frequente di far visita ai preti più giovani e perciò anche di dare una occhiata alla casa, non pochi mi mostravano anche l’angolo per la preghiera personale, con le icone e i segni della devozione di ciascuno». La preghiera, personale e comunitaria, è la “benzina” della Chiesa, dà sostanza ai nostri gesti, introduce Cristo nella vita quotidiana. «Di qui parte il nostro esame di coscienza, dallo stupore per la santità di santi preti», dice mons. Delpini, «che siamo poi noi, gente che rimane in Gesù, gente che prega anche quando la gente non lo sa, gente che si rammarica di non pregare abbastanza, gente che ama pregare, che sa pregare, che vorrebbe insegnare a pregare». L’importante è rimanere nel Suo amore, riecheggia l’arcivescovo, in perfetta letizia (Gc 1,2-4). Solo allora il sacerdote saprà trasfondere la forza che lo anima nel suo gregge spaesato. Ci sono preti, assicura mons. Delpini, che si prendono cura anche dei confratelli viciniori, andandoli a trovare spesso e preoccupandosi che stiano bene.
La consegna è guardare a don Mario Ciceri (1900-45), sacerdote ambrosiano morto in circostanze tragiche, che verrà beatificato il 30 aprile: «forse non saremo messi in evidenza come Mario Ciceri, ma la nostra santità tiene vive le nostre comunità. Siate quindi benedetti voi, santi preti di Milano». La Pasqua, suggerisce l’arcivescovo, veda un superamento delle ruggini nel clero, affinché si possano superare anche le divisioni del laicato con un gesto concreto di riconciliazione.
Lunedì, 14 marzo 2022






