Mons. Mario Delpini aderisce all’appello di Papa Francesco e, in contemporanea alla celebrazione in S. Pietro, consacra anche lui, in Duomo, Russia e Ucraina al Cuore immacolato di Maria
di Michele Brambilla
Il 25 marzo Papa Francesco consacra, in S. Pietro, la Russia e l’Ucraina al Cuore immacolato di Maria. La consacrazione della Russia fu specificamente richiesta dalla Madonna durante le apparizioni di Fatima, in Portogallo (1917).
Con un’apposita lettera il Pontefice ha chiesto che il gesto venisse compiuto simultaneamente da tutti i vescovi del mondo, ancora una volta in ottemperanza alle prescrizioni della Vergine. Così, nel pomeriggio di quello stesso 25 marzo, mons. Mario Delpini celebra nel Duomo di Milano una celebrazione analoga a quella che, in contemporanea, sta avvenendo nella Basilica vaticana. L’omelia pronunciata dall’arcivescovo è altrettanto accorata di quella papale: «hanno spesso idee confuse a proposito della terra promessa i figli di Dio. Anche i profeti e i sacerdoti descrivono con linguaggio di fantasia la promessa di Dio. Hanno spesso volontà fragili e passo incostante nel camminare verso la terra promessa», ma il Signore ha pietà delle nostre incertezze. In quest’ora ci viene incontro con sua Madre, come è già accaduto più di una volta nella storia: «alcuni confidano nella loro intelligenza, altri si sentono incoraggiati dal numero del popolo in cammino, alcuni dispongono di molte risorse, altri sono orgogliosi della loro forza. Noi, figli di Dio, percorriamo oggi la via di Maria, la via di Maria, la madre che ha predilezione per i piccoli, che appare ai pastorelli e raccomanda loro le devozioni dei semplici» e «noi ci riconosciamo tra i più piccoli tra i figli di Dio e percorriamo la via di Maria, la vergine di Nazareth, la donna del silenzio, della meditazione, dell’affidamento».
Il messaggio delle apparizioni portoghesi è impregnato di dottrina sociale, pertanto mons. Delpini non esita a chiedere che «la consacrazione al cuore immacolato di Maria sia una benedizione che scenda sulle terre più tribolate, tra i popoli in guerra e sia una rivelazione che susciti il santo timor di Dio. Il timor di Dio apre gli occhi per prendere coscienza del mistero santo che santifica la terra: qui c’è il Signore e io non lo sapevo! Questa terra è terra santa, consacrata a Maria. Il timor di Dio convince alla sincerità e alla verità», perché, afferma l’arcivescovo, «ogni guerra è frutto di una menzogna. Si può però mentire agli uomini ma non a Dio. Nella terra consacrata al cuore immacolato di Maria torni la verità e la parola sincera», segno della presenza della Parola (Verbum) salvatrice di Dio, che, come ricorda proprio la festività del 25 marzo, ha preso dimora nel grembo della Vergine.
Di fronte a Maria non ci resta che percorre la via dei piccoli: «noi riconosciamo oggi di sentirci impotenti e spaventati, di avere un grande desiderio che venga un tempo di pace, ma non riusciamo a intravederne l’annuncio. Perciò percorriamo la via dei piccoli, la via della preghiera e professiamo la nostra povertà, invocando l’intercessione di Maria. Percorriamo la via dei piccoli, la via dei gesti minimi di bene, la via del poco che possiamo fare per soccorrere, consolare, riconciliare. Percorriamo la via dei piccoli, la via delle parole buone e vere e dei silenzi pazienti, la via degli artigiani della pace», piccoli sì, ma fiduciosi nel trionfo, preconizzato e già avvenuto, del loro Re.
Lunedì, 28 marzo 2022






