Così mons. Luca Raimondi alle esequie di Luca Re Sartù, educatore ambrosiano deceduto a causa di un attacco setticemico al rientro dalla GMG di Lisbona. La famiglia riceve messaggi di cordoglio anche dal Papa, dal card. Aguiar e, ovviamente, dall’arcivescovo Delpini
di Michele Brambilla
L’11 agosto, all’ospedale S. Gerardo di Monza, muore Luca Re Sartù, educatore ventiquattrenne dell’oratorio di Marnate, a causa di un batterio contratto durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona. Il giovane, arrivato in Italia con la febbre già alta, è andato rapidamente in setticemia.
Date le particolari circostanze del decesso, tra i primi ad esprimere il proprio cordoglio c’è mons. Luca Raimondi, vicario episcopale della Zona IV, che assieme all’arcivescovo guidava la spedizione ambrosiana a Lisbona, ma interviene anche don Ugo Lorenzi, professore nel Seminario Arcivescovile, che al sabato e alla domenica è solito celebrare a Marnate. Mons. Mario Delpini, in viaggio in Turchia per incontrare i missionari diocesani all’estero, scrive nel suo messaggio che «mi unisco alla desolazione, alla preghiera di suffragio, all’invocazione del Consolatore per Luca, per i suoi cari e per tutti coloro che sono sconcertati per questa tragedia».
La celebrazione funebre il 18 agosto a Marnate è presieduta, a nome di mons. Delpini, da mons. Luca Raimondi, che si fa latore anche delle parole espresse dall’organizzatore della GMG, il futuro cardinale Americo Aguiar, secondo il quale «tutti i giovani del Portogallo si uniscono alla preghiera» per Luca Re Sartù. La sera del 17 agosto, però, a far sentire la sua voce è stato lo stesso Pontefice: con uno di quei gesti di reale vicinanza che ama fare con discrezione, Papa Francesco si è fatto dare il numero dei genitori di Luca e ha telefonato loro.
Per parte sua, mons. Raimondi ha detto nell’omelia che il defunto «voleva gesti profondi e lo incenseremo in segno di purificazione e onore per la sua grande partecipazione alla comunità cattolica. La saggezza vera è la vita profonda e non l’anzianità. Luca era saggio», nonostante i suoi 24 anni, perché aveva capito Chi bisogna servire per essere davvero felici già in questo mondo. Riecheggiando i temi di molte omelie pronunciate dal nostro arcivescovo in quest’estate, in particolare di fronte alla tragedia della Casa dei coniugi di Corvetto, il vescovo ausiliare ha ricordato che «la fede è affrontare il dolore e anche la morte» guardando alla Pasqua di Cristo. «Luca brillava per aver scelto di stare a Lisbona ad agosto in mezzo a 1,8 mln di persone come lui, ascoltava la parola di Dio e non temeva nulla perché era con Gesù», ripete mons. Raimondi. Un Gesù incontrato non nell’evanescenza del libero esame, ma proprio come Persona vivente all’interno della comunità della Chiesa.
Lunedì, 21 agosto 2023






