n un clima culturale depressivo, l’arcivescovo rilancia, all’inizio dell’anno scolastico, l’ottimismo che nasce dalla speranza cristiana
di Michele Brambilla
All’inizio del nuovo anno scolastico mons. Mario Delpini scrive alle scuole, ricordando che la domanda «dov’è la scuola?», ripetuta spesso con scoramento, «non cerca solo l’indirizzo da impostare sul navigatore», ma si chiede come l’istituzione scolastica possa offrire orizzonti di senso in un mondo depresso dal relativismo culturale.
L’arcivescovo dice che personalmente «vorrei entrare in ogni scuola e in ogni classe per dire un augurio, per assicurare la disponibilità della comunità cristiana locale a coltivare buoni rapporti per una rispettosa e costruttiva collaborazione al servizio del bene di tutti». Troppo spesso la mentalità dominante considera la Chiesa un’intrusa, specie nel campo educativo, dal quale le forze laiciste cercano di estrometterla da almeno 200 anni, cercando di soffocare anche le residue testimonianze della libertà di educazione (leggasi le scuole paritarie, sempre e pregiudizialmente osteggiate).
«Vorrei dire a ogni dirigente, a ogni docente, a ogni persona del servizio alla struttura la mia stima, il mio incoraggiamento e la mia benedizione per l’anno scolastico che inizia e la speranza che non tardi troppo e non sia troppo complicata l’alleanza con le famiglie, con le espressioni del territorio che accompagnano i più giovani nello sport, nelle arti, nell’affrontare i problemi di salute, di disabilità, di inserimento» in un tessuto sociale che, per quanto provato e disarticolato, conserva qualcosa del suo imprinting originario, caratterizzato dal Cattolicesimo e dai valori che derivano dalla legge naturale.
La Chiesa accetta la sfida educativa dei nostri tempi e non smette di essere soggetto attivo, perché ama l’uomo con l’amore di Cristo e desidera per esso un futuro che ne implica la piena realizzazione anche sulla terra. Non stupisca, quindi, la presenza di mons. Delpini e dei familiari del beato Carlo Acutis all’inaugurazione, nel quartiere Stadera, di una Casa dello studente dedicata proprio al “patrono dei millennial”. La madre del beato, Antonia Salzano, ripete che «Carlo è un ragazzo del nostro tempo che ha saputo spalancare le porte a Cristo trasformando così in opera straordinaria una vita ordinaria» e l’arcivescovo sottolinea che «con la sua beatificazione la Chiesa lo ha indicato a tutti i giovani come esempio di vita» percorribile proprio nel nostro tempo.
Ritornano nelle aule anche quegli studenti particolari che sono i seminaristi. Scarsi anche i novizi dell’anno 2023! Il rettore del Seminario Arcivescovile di Milano, don Enrico Castagna, illustra il motto della Giornata per il Seminario, «Egli entrò per rimanere con loro», dicendo che «fra vocazione e missione, o insieme a esse e come sostegno a esse, vi è la sosta eucaristica e fraterna, l’ascolto della Parola, l’amicizia ecclesiale». Gesù non è affatto nemico delle “cose fatte bene”, della gioia autentica, del sano divertimento, anzi, è il primo a spronare a dare il meglio. Anche don Castagna invita «a creare contesti di libertà che resistano alla colonizzazione culturale» che affievolisce la trasmissione di una visione solida ed integrale dell’essere uomini. Lo stesso Seminario si rende maggiormente presente tra i fedeli, con i chierici di 3^ teologia che vivranno a piccoli gruppi nelle parrocchie, ma i giovani vanno cercati dove sono, pertanto si rinnovano gli sforzi per incrementare le proposte vocazionali sul territorio, cercando di coltivare e sostenere i germi di vocazione fin dalla fanciullezza.
Lunedì, 18 settembre 2023






