La solennità del Corpus Domini e le celebrazioni in suffragio di Franco Anelli indicano in Cristo l’unica chiave di comprensione del mistero che avvolge l’esistenza umana
di Michele Brambilla
La sera del 30 maggio mons. Mario Delpini presiede, nelle parrocchie cittadine di S. Leone Magno e S. Giuseppe dei morenti, la processione eucaristica. Sono i giorni contrassegnati dal lutto per il rettore dell’Università Cattolica, Franco Anelli, di cui si è aperta la camera ardente nella cappella centrale dell’ateneo, e questo riempie di una drammaticità ancora più alta l’appello dell’arcivescovo nell’omelia del Corpus Domini, che si apre con un «vivi! Non tirare avanti. Non sopravvivere. Non perderti d’animo. Non rinunciare a vivere. Non rassegnarti a morire. Vivi, Milano, non lasciarti sedurre dalla tentazione di rinunciare alla tua storia, alla tua civiltà».
Pensando alla celebrazione eucaristica, mons. Delpini evidenzia che «abbiamo condiviso il pane che ci rende un cuore solo e un’anima sola, possiamo scrivere una storia giovane in questa vecchia Europa, una storia di fierezza e di libertà, di santità ordinaria e schiva. Vivi, Santa Chiesa di Dio che sei in Milano, perché sia viva la città, perché sia accolta la vita, praticata la carità, ospitale la città», elogiata come «città antica, città della libertà religiosa che condanna le persecuzioni, città della fede nicena che riconosce Gesù vero Figlio di Dio della stessa sostanza del Padre, Chiesa di Milano che decidi di non poter fare a meno di Gesù per entrare nel mistero, per cantare la tua fede, per praticare la carità con la naturalezza dei milanesi, perché ciascuno sia fiero della sua dignità, d’essere per grazia figlio di Dio nell’Unigenito Figlio di Dio».
Quando il giorno dopo la bara di Anelli attraversa in corteo i chiostri dell’Università Cattolica per entrare in Aula Magna ed essere trasportata, poi, nella natia Piacenza, dove avverrà nel pomeriggio la Messa esequiale, l’arcivescovo chiede ancora, pronunciando un’altra omelia, di sollevare lo sguardo dall’arida cronaca, dato che «in questo momento di preghiera professiamo la fede e chiediamo di passare dall’enigma al mistero, quel modo di comprendere che si lascia illuminare da una sapienza che viene da Dio; di passare dallo strazio alla consolazione. Chiediamo di passare dalla curiosità morbosa alla discrezione del compatire. La curiosità continua a ronzare intorno al macabro, mai si sazia di pettegolezzi, di mezze parole», mentre il cattolico dovrebbe saper formulare altri tipi di interrogativi. «Preghiamo e chiediamo la grazia di passare dall’enfasi sulla morte alla sapienza che legge e interpreta la vita»: come è noto, Sapienza è uno degli epiteti scritturali, fin dall’Antico Testamento, dello stesso Gesù.
La morte di Anelli, come molte cose di questa nostra contemporaneità, non si spiegano da sé, ma Gesù continua, nell’ostensorio, nei suoi ministri e nei tanti cattolici che testimoniano con gioia la loro fede, a percorrere le nostre strade. Allora «chiediamo anche per noi di passare dall’inquietudine» ad una rinnovata intraprendenza. «Chiediamo che ciascuno si metta di impegno per servire il bene della comunità universitaria, offra il suo contributo di pensiero e di disponibilità perché si scriva una storia che erediti tutto il bene e che si avvii su nuovi cammini, per nuovi climi e narrazioni persuasive. Preghiamo per il nostro fratello Franco, per tutti coloro che sono trafitti da questa tragedia, per la mamma, per gli amici, per tutta la nostra Università e per la responsabilità di ciascuno di noi», aggiunge l’arcivescovo, con accanto l’assistente ecclesiastico mons. Claudio Giuliodori e il card. Matteo Maria Zuppi a nome della CEI.
Lunedì, 3 giugno 2024






