Feste dei Sacri Cuori di Gesù e Maria in ricordo dei preti defunti e con i preti novelli, ordinati l’8 giugno mattina
di Michele Brambilla
La sera del 6 giugno, quando per la Chiesa si è già nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, Giornata della santificazione sacerdotale, mons. Mario Delpini presiede in Duomo una Messa in suffragio dei sacerdoti e dei religiosi defunti nell’anno pastorale. Nell’omelia l’arcivescovo denuncia che «siamo invasi, assordati dalle parole inutili, da quelle che non dicono niente, rassegnati, feriti dalle parole cattive, gridate, offensive, le parole che insultano, che dividono le famiglie, i partiti, i popoli. Sconcertati dalle parole che seminano disprezzo, confusione, che mettono in ridicolo tutto e che lasciano le persone buone mortificate solo per il fatto che non hanno la risposta pronta».
Ci vuole una parola di verità, e questa la può ripetere solo chi “sta in braccio” alla Verità che è Cristo. Tratteggiando la figura del sacerdote, mons. Delpini dice infatti che «siamo grati a coloro che, nell’assedio delle chiacchiere, delle parole inutili e cattive hanno saputo dire il vero: hanno indicato la direzione verso la quale si deve volgere lo sguardo se si vuole trovare la salvezza. Di tutte le infinite parole pronunciate o scritte da un prete, resteranno le parole che dicono il vero, che aiutano a guardare a Gesù».
L’8 giugno, festa del Cuore immacolato di Maria, in Duomo avvengono le ordinazioni sacerdotali. 17 gli ordinandi diocesani, ma ci sono anche don Diego Torricelli, nativo di Masate ma ordinato diacono a Huari, in Perù, e un sacerdote esiliato dal Nicaragua, don Erik Alexander Torres, della diocesi di Juigalpa.
«In quale notte si è perso il giorno, in quale tenebra si è smarrita la luce, in quale notte scorre il tuo tempo. Forse quella di Samuele», domanda l’arcivescovo nell’omelia, alludendo alla prima lettura proclamata, che narra, appunto, la vocazione di Samuele (ISam 3,1-10). La notte di Samuele è la notte di chi «fino ad allora non aveva conosciuto il Signore», quindi la stessa di troppi nostri contemporanei.
«Vivere senza sapere perché, senza domandarsi per Chi», denuncia mons. Delpini, ma anche per noi la notte può attendere il giorno per dire una Parola decisiva. «Forse anche tu stai vivendo la notte di Samuele: la notte in cui il Signore ti sveglia e ti chiama», dice l’arcivescovo rivolgendosi a tutti gli uomini. I preti novelli hanno trovato il Giorno, che mons. Delpini chiama «giorno della missione».
Rievoca anche la notte del Getsemani, in cui Gesù «compie e offre il segno della libertà che si consegna: “Questo è il mio corpo che è per voi”». La “notte del tradimento” diventa pertanto la “notte della consegna”, in cui l’uomo impara che «la vita merita di essere vissuta perché merita di essere donata».
Comprensibili, dice l’arcivescovo, le perplessità dei discepoli, «ma proprio quella notte Gesù ha indicato la via per entrare nel Mistero di tutto ciò che ha udito dal Padre suo e li ha chiamati amici. Così la notte dei malintesi è diventata la notte delle confidenze», in cui Gesù si è rivelato la Verità e la Vita stessa non solo a parole.
Lunedì, 10 giugno 2024






