Questo è stato il Seminario, con la sua scuola teologica, per don Giussani e questo rimane l’oratorio per i nostri ragazzi
di Michele Brambilla
L’arcivescovo definisce il fatto che si ripubblichi integralmente la tesi di dottorato del servo di Dio mons. Luigi Giussani (1922-2005), intitolata Il senso cristiano dell’uomo secondo Reinhold Niebuhr, un teologo protestante degli Stati Uniti che ha suscitato molte domande metodologiche nel giovane sacerdote-docente. Emerge come «il senso della ricerca di Giussani sia che si possono porre delle domande e, quindi, evidenziare l’aspetto di inadeguatezza del pensiero, per cui anche un certo modo di intendere il fatto cristiano può essere insoddisfacente», dice infatti mons. Mario Delpini nel profilo del volume che tratteggia l’11 giugno all’Università Cattolica.
Don Giussani iniziò a riflettere sull’inadeguatezza di molti modi di presentare il Cristianesimo che vigevano negli anni ’50-’60 del Novecento. In molti ambienti ecclesiali, ci si credeva ancora immersi in una situazione di cristianità, quando invece bisognava iniziare a pensare ad una nuova evangelizzazione. Niebuhr «fu provocato a fare passi diversi da quelli a cui era predestinato (ossia la teologia), per l’incontro con la sofferenza, con la situazione dello sfruttamento in una società americana di grande successo, ma con un alto costo umano», ispirando al teologo milanese il proposito di scendere nelle “periferie esistenziali” dell’epoca, il mondo giovanile, per cogliere in anticipo i segnali di disgregazione dell’associazionismo cattolico tradizionale e rispondervi inventando Gioventù Studentesca, quindi Comunione e Liberazione.
L’attuale rettore del Seminario Arcivescovile di Milano, mons. Enrico Castagna, sottolinea i legami tra don Giussani e la “Scuola di Venegono” che lo ha formato. «Con l’umiltà caratteristica degli uomini di Dio, don Giussani diceva che nel suo insegnamento non aveva riproposto altro se non ciò che aveva appreso dai suoi maestri in Seminario», luogo che per lui, a partire dagli 11 anni d’età, rappresentò letteralmente una seconda casa e una seconda famiglia.
Sono le parole che ripetono all’arcivescovo il parroco e i ragazzi dell’oratorio estivo di Cuggiono, visitato da mons. Delpini quello stesso giorno nel 10° anniversario di inaugurazione. Infatti «oggi è il primo giorno di questa “seconda casa”, non solo in estate ma lungo tutto l’anno. Abbiamo atteso per molti anni questo nuovo edificio che è diventato un punto di riferimento: qui ci ritroviamo per la catechesi, lo sport e le attività domenicali», spiega don Angelo Sgobbi.
L’arcivescovo, lieto di vedere una comunità vivace e molto partecipe, risponde dicendo che «ho pensato di regalarvi il segreto della felicità che io ho scoperto e che consiste nel fatto di domandarsi, al mattino quando ci si sveglia, chi possiamo rendere contento in quella giornata, e, alla sera prima di addormentarsi, chiedendosi chi abbiamo reso felice nel corso del giorno». «Infatti, la felicità sta nel prendersi cura di quella degli altri. Vi porto la benedizione di Gesù», punto basilare di ogni apostolato, «perché vi aiuti a camminare su questa strada». L’oratorio di Jerago con Orago in cui è cresciuto mons. Delpini non aveva molte attrattive, «ma avevamo creato la “compagnia delle sentinelle” di quelli un po’ più grandi, fatta con il desiderio di avere amicizia, di essere organizzati e attenti che tutti partecipassero alla vita dell’oratorio. Questa è la cosa che più mi è piaciuta: il gruppo che si dedicava a controllare se tutti stessero bene», creando un vero clima di famiglia.
Lunedì, 17 giugno 2024






