Elena Beccalli nuovo rettore dell’Università Cattolica lo stesso giorno in cui mons. Delpini comunica le destinazioni dei preti novelli
di Michele Brambilla
Giorno particolarmente importante il 20 giugno: con il 93% dei voti il consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano eleva a sua nuova rettrice la preside della Facoltà di Scienze bancarie, Elena Beccalli. Con Beccalli, tutte le università milanesi hanno ora un rettore donna: il 19 aprile del 2024 è diventata rettrice della Statale Marina Brambilla, ma nel 2023 anche il massimo scranno del Politecnico si è tinto di rosa con Donatella Sciuto, mentre il rettorato di Giovanna Iannantuoni a Bicocca compie già il suo primo lustro.
Prendendo la parola davanti ai suoi elettori, Beccalli ci tiene a ribadire che «l’Università Cattolica del Sacro Cuore è per sua vocazione un Ateneo “universale”, dove il dialogo e il confronto sono aperti, liberi, interdisciplinari, orientati a creare reti e alleanze strategiche. Un’Università in grado di offrire – con rigore, creatività, coraggio – un contributo di pensiero alle questioni di frontiera, grazie al coordinamento delle numerose e qualificate iniziative della comunità accademica».
Mons. Mario Delpini, in quanto arcivescovo di Milano, è notoriamente anche il capo dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” che regola l’Università Cattolica. Lo stesso giorno dell’elezione della nuova rettrice di Largo Gemelli, nella cappella della Curia mons. Delpini deve presiedere anche il conferimento del primo incarico ai sacerdoti novelli. Riceve un incarico diocesano (vicario parrocchiale a Olcella, frazione di Busto Garolfo) anche il seminarista esiliato dal Nicaragua di Daniel Ortega.
A tutti l’arcivescovo chiede «la prosa ordinaria della dedizione quotidiana e di inserirvi come collaboratori desiderati e preziosi, ma pur sempre come uno dei soggetti che devono svolgere questa missione. Rendete anche conto al Signore di come avete messo a frutto la condizione privilegiata in cui vi trovate». Importante, nell’omelia, la sottolineatura delle cose ordinarie del ministero, perché «in qualunque luogo ci sono applausi, espressioni di stupore e di ammirazione: punti esclamativi che meritate, perché c’è qualcosa che merita di essere ammirato e apprezzato in quello che siete, nella grazia che avete ricevuto. Qui, invece, le destinazioni sono senza punti esclamativi o interrogativi: vi è semplicemente la prosa ordinaria della vita dedicata con l’atteggiamento dell’uomo adulto che apprende la sua destinazione e che sa che è un impegno, senz’altro gravoso, ma senz’altro anche ricco di frutti e di scoperte».
Parole che devono fare proprie anche i laici chiamati a cooperare, talvolta da posizioni eminenti, all’apostolato gerarchico della Chiesa. Tante volte, quando si dà una destinazione, l’accento cade sul sacerdote incaricato, mentre «invece la domanda da farsi è come una comunità cristiana continui la sua missione con l’aiuto anche di un prete appena ordinato. Il soggetto della missione non è il prete che diventa protagonista, ma è la comunità cristiana, anche se, dal punto di vista legale, l’ultimo responsabile è il parroco. Bisogna rendersi conto che noi siamo a servizio di una comunità che cammina da secoli e che continuerà ancora: quindi, la domanda non è come farete a dominare una realtà così complessa, ma come farete a mettervi dentro una comunità per continuare a servire la fede della gente».
Lunedì, 24 giugno 2024






