Carlo Acutis santo, il Giubileo, perfino il nuovo Messale Ambrosiano: sono tanti i motivi per cui al cattolico non è lecito abbandonarsi allo scoraggiamento
di Michele Brambilla
Il titolo della nuova lettera pastorale di mons. Mario Delpini per l’arcidiocesi di Milano, presentato negli stessi giorni in cui viene pubblicato il Bilancio di Missione 2024, è Basta. L’amore che salva e il male insopportabile. Nell’introduzione l’arcivescovo spiega che «la Proposta pastorale invita a rinnovare la fiducia nella grazia di Dio che basta per perseverare nella vita cristiana e propone di dire “basta!” al male con cui i figli degli uomini tormentano gli altri e se stessi». Il cattolico, in questo scenario, si sente spesso preso dallo sconforto e dalla nostalgia, ma, assumendo uno sguardo ignaziano, «lo smantellamento della nostra superbia apre uno spazio in cui si fa percepibile in modo limpido che tutto è frutto del dono del Signore, potenza sua che si manifesta proprio nella nostra debolezza».
Sono tanti i motivi per cui il cattolico non deve lasciarsi intristire: sta per essere canonizzato (il 1 luglio sapremo la data) Carlo Acutis, ci apprestiamo ad entrare nel Giubileo del 2025, durante il quale celebreremo il 1700° anniversario del concilio di Nicea (325 d.C.), che ci ricorda il tempo in cui le Chiese d’Occidente e d’Oriente erano unite dal medesimo Credo e richiama l’importanza di dare testimonianza, anche al giorno d’oggi, alla divinità di Cristo, dato che «nei primi secoli della storia della Chiesa i cristiani hanno molto pregato, pensato, sofferto per difendere l’essenziale verità a proposito di Gesù, vero Figlio di Dio che ci rende figli di Dio».
Il Giubileo ispira a mons. Delpini un monito più volte ripetuto, e a lui molto caro: l’arcidiocesi ambrosiana, nota per le sue mille attività, deve conservare anche lo spazio per riposare in Dio. «La tradizione operosa che caratterizza le nostre comunità e l’inclinazione spontanea degli operatori pastorali sono esposte alla tentazione di diventare un protagonismo frenetico. Ritengo pertanto doveroso richiamare a riconoscere il primato della grazia e quindi l’irrinunciabile dimorare nella dimensione contemplativa della vita, nell’ascolto della Parola e nella centralità della Pasqua di Gesù che si celebra nell’Eucaristia», insiste infatti l’arcivescovo.
La centralità dell’Eucaristia sottolinea a sua volta che, con il prossimo Avvento, entrerà in vigore la nuova edizione del Messale Ambrosiano: sia «occasione per riprendere il tema del celebrare, per rendere le celebrazioni attrattive ed edificanti per tutto il popolo di Dio». Merita un’annotazione anche il Sacramento della Confessione, «esposto al rischio di un’enfasi sproporzionata sul “dire i peccati”, piuttosto che sul celebrare la grazia del perdono. È esposto anche al rischio di essere una pratica troppo individualistica», che si esaurisce nel rapporto confessore-penitente.
La Chiesa, infatti, non è un insieme di singoli diretti spiritualmente, ma una comunità: ecco allora, e solo a questo punto, la citazione del Sinodo sulla sinodalità inteso come ripresa, proprio, del “vivere assieme” dei cattolici, secondo lo schema «annuncio, missione, sinodalità» intesa come condivisione dei doni spirituali.
Lo sguardo si allarga, poi, a tutto il mondo. La diversità cattolica si evidenzia nel rifiuto delle logiche di prevaricazione che stanno aumentando i conflitti a livello mondiale, certi che «noi figli e figlie di Dio, discepoli di Gesù e tutti gli uomini e le donne di buona volontà e di buon senso dobbiamo essere uniti nel gridare: basta con la guerra».
Lunedì, primo luglio 2024






