Riflessioni degli organismi diocesani e intese regionali sulla pastorale ordinaria di parrocchie e oratori
di Michele Brambilla
Mentre i vescovi lombardi vivono i loro Esercizi spirituali annuali, mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura, pubblica sul Segno (numero di luglio/agosto) e sul sito diocesano un articolo che evidenzia la presenza, nel Bilancio di missione 2024, del bilancio aggregato delle parrocchie ambrosiane.
Nel tracciare «l’identità della parrocchia», mons. Bressan dice che «la parrocchia deve questa sua caratteristica di visibilità, di diffusione e di accettazione tra la gente, alla sua natura specifica: è la figura più conosciuta della Chiesa per il suo carattere di vicinanza e di accoglienza. È la parrocchia in molti luoghi ad avere costituito il tessuto sociale locale» ed «è ancora così in molti luoghi: di fronte alle ferite anche profonde generate nella società locale dai rivolgimenti geografici in atto (immigrazione, cambiamento della cultura e delle forme del mondo del lavoro, destrutturazione e moltiplicazione dei modelli di famiglia), la parrocchia si presenta come l’avamposto in grado di creare nuovi equilibri, di far emergere risorse e nuovi modi per abitare il futuro che avanza», dichiara ancora il vicario episcopale.
La parrocchia oggi si presenta, quindi, sotto la forma di una presenza territoriale che, proprio a partire dalla sua “stabilità” e dal suo carattere popolare, è in grado di trasformarsi in un “laboratorio” per progettare nuove forme di ingresso nella fede cattolica, anche quando si procede alla costituzione di comunità pastorali più ampie. «La parrocchia resta unica e insostituibile, a fronte di altre realtà ecclesiali che invece dicono la gratuità dei doni dello Spirito (gli ordini religiosi storici, i movimenti e le realtà aggregative di più recente formazione)», aggiunge mons. Bressan, che si affretta però a precisare che questo «non significa dire che tutta l’esperienza cristiana deve per forza coincidere con la realtà parrocchiale».
Espressione particolarmente apprezzata dell’“apertura di fondo” del mondo parrocchiale è l’oratorio, su cui continua ad investire la stessa Regione Lombardia: è sempre il sito diocesano a rendere noto che «da mercoledì 10 luglio si potranno presentare le nuove candidature per il progetto “Giovani In Cammino”, finanziato da Regione Lombardia per sostenere l’autonomia e la socialità delle giovani generazioni attraverso l’oratorio e le parrocchie», enti che vengono di nuovo ritenuti centrali nella crescita dei ragazzi anche dalle famiglie dopo anni di sottovalutazione.
Emblematico il rilievo che viene dato, sempre sul sito diocesano, alla posa della prima pietra del nuovo oratorio di Merone, evento che la comunità, si rimarca, attendeva da quasi 30 anni. Sono tanti gli oratori che, in questi ultimi anni, sono stati ristrutturati e sono stati resi più funzionali alla frequentazione di ogni fascia d’età. Il primo pensiero, dice il parroco di Merone, don Marco Zanotti, rimane «pensare a formare giovani e genitori volontari che possano poi gestire quest’opera una volta ultimata, a servizio dei nostri ragazzi».
E qui riemerge la complementarietà del mondo associativo cattolico, soprattutto nel caso il suo carisma abbia al centro proprio la trasmissione di una lettura autenticamente cattolica della realtà.
Lunedì, 15 luglio 2024






