Le parole di mons. Delpini ai campeggi diocesani e ai giovani di Stazione Radio
di Michele Brambilla
Due giorni impegnativi, il 14 e il 15 luglio, per mons. Mario Delpini. Domenica 14 sale a S. Caterina Valfurva, dove celebra Messa assieme ai ragazzi dell’Azione Cattolica e di numerosi campeggi parrocchiali accampati nella zona. Festeggia in particolare i 50 anni del campeggio della comunità di Malnate, che gli dona la maglietta commemorativa.
«Vorrei raccomandarvi tre parole», dice l’arcivescovo nell’omelia. La prima è “grazie”. «Pensavo di non valere niente, invece, tu Signore mi hai rivelato che sono oggetto della cura di tante persone che si dedicano a me; cercando di fare cose belle ho capito che anch’io valgo: tutto quello che è intorno a me parla dell’amore di Dio e del suo dono», prosegue additando il paesaggio della Valtellina. «Grazie per avermi dato la vita. Anche voi che fate servizio, che siete preti o guida di questi ragazzi potete dire grazie e bisognerebbe ripeterlo ogni volta che ci si sveglia e quando ci si addormenta la sera», perché il ringraziamento è l’eco dell’umiltà della creatura di fronte al Creatore.
La seconda parola è “parlami”, «perché io non so dove sia la strada che porta alla meta», ma il Signore la conosce certamente. «Quando mi hai parlato, io dico eccomi, quando vedo una persona che piange devo dire eccomi. Grazie che mi hai chiamato e mi hai dato la vita. Sotto questo cielo, tra questo verde, è una giornata bella, ma dobbiamo imparare a vedere il bello anche nei giorni in cui non tutto va bene ed è facile», suggerisce mons. Delpini.
Lunedì 15 luglio l’arcivescovo visita Stazione Radio, un centro culturale nato per iniziativa di Maurizio Guagnetti, che ha trasformato l’ex-cabina elettrica della Stazione Centrale di Milano nel cuore di una vera e propria impresa sociale, a favore di giovani e disabili. Accolto e intervistato dallo stesso Guagnetti, mons. Delpini definisce Stazione Radio «un luogo sorprendente dove si impara a essere città» e puntualizza che «io sono allergico alle generalizzazioni e non so come la società si metta a confronto con la geopolitica e le grandi problematiche del mondo, ma certo, oggi, mi sembra un po’ esausta».
Il tema della “stanchezza” dell’Europa contemporanea è un tema ricorrente nel magistero dell’arcivescovo, che rimprovera ancora una volta la “frenesia” che caratterizza molta parte dei cattolici ambrosiani. Milano «è la Diocesi più bella del mondo: forse è un po’ troppo frenetica, presa dalle cose da fare e anche un poco scoraggiata perché, pur con tutto l’impegno, non si riesce a cambiare un granché. Abbiamo il senso della fierezza e della responsabilità di essere la Diocesi di Milano, ma anche qualche scoraggiamento nel guardare al futuro». Eppure non mancano i segni di speranza, infatti «ci sono anche tante opere straordinarie da parte di persone che magari creano spazi come questi dove ci si possa incontrare, infinite iniziative che aiutano, che danno da mangiare a persone che dormono sotto i portici. Insomma, vedo tante fatiche, ma anche frammenti di tanti sogni».Non bisogna, però, limitarsi ad organizzare: in quello i cattolici milanesi sono fin troppo bravi. Quel che manca, molto spesso, è la coltivazione della vita spirituale. Si comprende quindi l’insistenza dell’arcivescovo, anche nella più recente lettera pastorale, sull’importanza del riposo contemplativo, in modo tale da non perdere di vista la centralità del rapporto con il Signore, perché il fondamento della Speranza teologale è proprio Lui.
Lunedì, 22 luglio 2024






