Le gioie e le grazie delle feste liturgiche per le nostre “pianure” esistenziali
di Michele Brambilla
Il 5 agosto mons. Mario Delpini si reca ad Introbio (Lecco) per guidare personalmente il tradizionale pellegrinaggio della popolazione e dei turisti al locale santuario in occasione della festività della Madonna della Neve. La processione, che ha anche il suo fascino paesaggistico, si ripete dal 1836, quando gli abitanti fecero un voto alla Madonna di Biandino per allontanare il colera.
L’arcivescovo giunge ad Introbio già alle 5,30 per presiedere le Lodi nella chiesa parrocchiale, per poi avviare la processione fino al santuario, davanti al quale ha celebrato Messa alle 11.00. Da lì si è tornati in chiesa parrocchiale per il canto delle litanie e del Te Deum, presieduti sempre da mons. Delpini, che nell’omelia spiega che «siamo venuti qui non solo per il fascino della giornata, della natura, della compagnia ma perché Dio vuole sorprenderci e consegnarci tre parole necessarie per quando scenderemo a valle e riprenderemo la nostra vita ordinaria», sapendo bene che le nostre “pianure” esistenziali sono spesso una lacrimarum valle, come cantiamo nella Salve Regina.
L’obbiettivo, infatti, è sempre trasformare le feste liturgiche nella “benzina” spirituale della vita quotidiana dei cattolici. Quindi «la prima parola è “non temere”», come ha detto l’angelo a Maria, dato che «la vita è dura ma tu non temere, le scelte da fare sono inquietanti ma non temere, la situazione in cui vivi è complicata ma non temere», ripete l’arcivescovo. «Non tutti stanno bene e non tutte le cose riescono come ci si aspetta ma non temere. Se hai una responsabilità amministrativa, nella società, non temere, anche se sei un prete o un diacono non temere», perché il Signore non si distrae, anzi, «“il Signore è con te” e ti accompagna sempre, ascoltalo, la sua parola illumina la tua vita. Il Signore è con te e ti ascolta. Nulla è impossibile a Dio, nulla può impedire a Dio di Amare». Mons. Delpini mette volutamente la maiuscola al verbo amare perché non si sta parlando di un amore qualsiasi, ma di un amore giunto a salire sulla croce per redimere l’uomo.
Se Dio ci ha amato così tanto, «puoi farcela, tu puoi avere stima di te, dentro di te ci sono risorse che il Signore potrà mettere a frutto, non scoraggiarti, non lasciarti imbrogliare dalla confusione che ti circonda. Non lasciar spegnere l’entusiasmo dei tuoi sogni», anche se il mondo contemporaneo ce la mette tutta a scoraggiare il cattolico medio. Siamo infatti nel tempo degli “adolescenti orfani”, come mons. Delpini li ha definiti il 14 luglio nell’omelia per la festa patronale di Acqui Terme: la società del nostro tempo insegue e brucia nel giro di poco tempo modelli fasulli. «Anche Gesù è stato un personaggio del momento, ma ha rifiutato questo ruolo perché ha voluto essere l’amico che chiama all’amicizia, il Signore che chiama alla sequela», ha chiosato l’arcivescovo in quell’occasione.
L’omelia del 5 agosto richiama anche quella del 27 luglio a Lalatta, paesino dell’Appennino emiliano in cui vide i natali il beato Andrea Carlo Ferrari, nostro arcivescovo dal 1894 al 1921. Parlando infatti del nostro vivere quotidiano, mons. Delpini aveva domandato: «Ti è chiesto di essere papà, di essere mamma? Vivi la tua vocazione, ma gratuitamente. Ti è chiesto di essere prete, vescovo, diacono, ministro nella Chiesa? Esercita il tuo ministero, ma gratuitamente. Qualunque sia il tuo compito, la tua vocazione, la tua professione, cerca di compiere quello che ti è chiesto, ma gratuitamente», cioè senza l’ossessione dei risultati.
Lunedì, 12 agosto 2024






